
Torino – La rivolta dei neo-dottori e ingegneri: due su tre dicono ‘No’ ad un lavoro full time con stipendi troppo bassi. Il caso
Il rapporto tra giovani laureati e mondo del lavoro sta cambiando. Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026, chi è alla ricerca della prima occupazione mostra aspettative economiche più elevate rispetto al passato e una minore disponibilità ad accettare stipendi considerati troppo bassi. A un anno dalla laurea, soltanto il 27,5% dei laureati triennali e il 23,1% dei magistrali sarebbe disposto ad accettare un impiego a tempo pieno con una paga inferiore a 1.250 euro netti mensili. Di conseguenza, oltre sette laureati su dieci rifiuterebbero un’offerta di questo tipo. Nel 2021, invece, la disponibilità era nettamente maggiore.
Il fenomeno si inserisce in un mercato del lavoro dove l’occupazione dei neolaureati è cresciuta, ma gli stipendi restano relativamente contenuti. La retribuzione media mensile netta per chi comincia a lavorare dopo l’università si aggira sui 1.436 euro per i laureati di primo livello e sui 1.469 euro per quelli magistrali. I valori sono influenzati anche dalla presenza del lavoro part-time, che nel 2025 interessava il 18,3% dei triennali e il 15,6% dei magistrali.
A fare una grande differenza è soprattutto il percorso universitario scelto. A Torino, ad esempio, i laureati in Lettere presentano una situazione molto più difficile: tra gli occupati a un anno dal titolo lo stipendio medio è di appena 798 euro netti e il tasso di occupazione raggiunge soltanto il 20%. Molti proseguono inoltre gli studi e solo una parte degli occupati ritiene di utilizzare pienamente nel lavoro le competenze acquisite all’università.
Decisamente migliore il quadro per alcune lauree del Politecnico di Torino. Un magistrale in Ingegneria gestionale guadagna mediamente 1.802 euro netti già dopo un anno, con un’occupazione del 94,5%. In Ingegneria informatica si arriva a 1.895 euro e a un tasso occupazionale del 94,8%. Dopo cinque anni, gli stipendi medi superano rispettivamente i 2.200 e i 2.300 euro.
I dati mostrano quindi una forte distanza tra percorsi di studio. Mentre molti giovani rifiutano offerte poco remunerative, le aziende continuano a incontrare difficoltà nel trovare personale qualificato: in Piemonte, a maggio 2026, risultava difficile reperire circa il 49% dei profili richiesti.