
Stellantis traccia la strategia per il futuro: non solo elettrico vs termico. Ma costo, qualità e tecnologia. Lo scenario
Stellantis prepara il futuro puntando non solo sulla contrapposizione tra auto elettriche e motori termici, ma soprattutto su prodotti migliori, costi più bassi, qualità e tecnologia. Il piano illustrato da Antonio Filosa distingue nettamente tra Stati Uniti e resto del mondo. Negli USA il gruppo vuole rafforzare produzione, marchi e sviluppo tecnologico sul territorio, mentre negli altri mercati punta anche su nuove collaborazioni, comprese quelle con aziende cinesi come Leapmotor e Dongfeng, sfruttando inoltre la capacità produttiva inutilizzata.
Particolare attenzione è rivolta all’Europa, dove Stellantis chiede una revisione delle regole su CO₂ e Made in Europe. Secondo Filosa, la transizione deve tenere conto delle possibilità economiche dei clienti: imporre soluzioni ancora troppo costose potrebbe rallentare il rinnovo del parco auto. Il 2026 viene indicato come l’anno della ripresa, il 2027 come quello dei primi benefici dalla riduzione dei costi e il 2028 come il momento della piena maturazione del nuovo piano.
Uno scenario che trova l’approvazione dell’esperto di Automotive Mario Verna, che commenta: “Antonio Filosa ha tracciato una rotta molto chiara. E, a mio avviso, anche molto interessante per capire dove sta andando l’automobile – così Verna, che aggiunge: “Il punto di partenza è semplice: Stellantis ha tre gap da colmare: prodotto, costo e qualità. Ma la risposta non sarà la stessa in tutto il mondo. 🇺🇸 Negli Stati Uniti: una strategia americana, con engineering, prodotti, marchi e produzione fortemente radicati nel mercato locale. Nel resto del mondo: più partnership, anche con operatori cinesi. È una scelta pragmatica. Leapmotor, Dongfeng, l’utilizzo della capacità produttiva disponibile: Filosa sembra voler trasformare quello che fino a ieri era considerato un problema — l’eccesso di capacità — in un’opportunità. E poi c’è l’Europa. Qui il messaggio è forse ancora più significativo: Bruxelles sta ascoltando di più l’industria. CO₂ e Made in Europe sono, secondo Filosa, due delle regolamentazioni che dovranno cambiare. Perché una transizione che non tiene conto della realtà economica del cliente rischia di produrre un effetto paradossale: un piccolo imprenditore che non sostituisce il proprio furgone perché l’elettrico non è ancora conveniente nel suo caso. E quindi una flotta più vecchia, non più nuova. La vera sfida, quindi, non è soltanto elettrico vs termico. È molto più grande: prodotto + costo + qualità + tecnologia + regolamentazione + capacità produttiva. Filosa indica il 2026 come anno della ripresa, il 2027 come quello in cui inizieranno a vedersi i benefici della riduzione dei costi e il 2028 come l’anno della piena maturazione del piano e della nuova ondata di prodotti”.