
Moda italiana, l’allarme di Sburlati: «Se perdiamo le piccole imprese, siamo morti tutti. Servono regole condivise»
La filiera italiana della moda deve affrontare una fase delicata e, secondo Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, è necessario intervenire per proteggere soprattutto le realtà più piccole. Nel corso del Milano Fashion Global Summit 2026, a Torre Velasca, Sburlati ha evidenziato la fragilità di un sistema composto da grandi marchi, aziende di medie dimensioni e una vasta rete di piccole imprese.
«Il nostro sistema è fragile: un terzo è fatto da piccolissime PMI, 30mila aziende producono 30 miliardi. Se perdiamo le piantine più piccole, siamo morti tutti». Secondo Sburlati, infatti, la forza del comparto non dipende soltanto dai grandi brand, ma dall’intero ecosistema produttivo, formato da 27 distretti di eccellenza e da migliaia di aziende specializzate.
Il presidente di Confindustria Moda ha sottolineato anche la necessità di una maggiore collaborazione tra imprese e istituzioni, invitando gli operatori a guardare oltre i confini della propria azienda e a considerare l’intera filiera come un patrimonio da tutelare.
Sul fronte europeo, la richiesta è soprattutto quella di creare condizioni di concorrenza omogenee. «a Bruxelles chiedo che le regole del gioco siano uguali per tutti», ha dichiarato Sburlati, riferendosi anche alla necessità di affrontare alcune dinamiche del fast fashion e del commercio internazionale. A Roma invece – ha aggiunto – “serve far capire che questa area di interesse del mondo del bello e ben fatto vale più di 100 miliardi. Quando tu ne hai persi 15 o 20 in due anni, hai perso un gettito per lo Stato che è un terzo, se non la metà di una manovra finanziaria. Allora ci deve essere interesse, così come per l’aerospazio e la difesa, che venga considerato un settore da Golden power, perché abbiamo bisogno di questo. La Francia è l’alleato naturale per questo tipo di discorso”.
La foto dalla pagina di MFFashion