Traffico di droga a Tor Bella Monaca: richieste di condanna per 48 anni

27/10/2025

Un’indagine della Guardia di finanza e del Gico, coordinata dalla Dda di Roma, ha disarticolato un gruppo che, secondo gli inquirenti, gestiva un vasto traffico di stupefacenti dal porto di Civitavecchia fino alle piazze di spaccio di Tor Bella Monaca. Al centro dell’operazione c’è un carico di 72 chili di cocaina proveniente dall’Ecuador: per 22 persone sono scattate ipotesi di reato che vanno dall’associazione finalizzata allo spaccio al tentato omicidio, passando per detenzione di armi — tra cui kalashnikov — e furti. Per sei imputati che hanno scelto il rito abbreviato la Procura ha chiesto complessivamente 48 anni di carcere.

Le investigazioni sono partite dal tracciamento del carico di cocaina sbarcato a Civitavecchia e, dopo due anni di attività del Gico, del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e del 3° Nucleo Operativo Metropolitano, hanno portato all’iscrizione di 22 indagati. Le accuse comprendono associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, detenzione illegale e porto d’armi in luogo pubblico — con il rinvenimento o l’uso, secondo gli atti, anche di armi da guerra — oltre a tentato omicidio e furti. Tra i nomi emersi figurano Manuel e Nicolas Calì e Giancarlo Tei, indicati in posizione apicale, con Tei ancora latitante dopo essere stato gambizzato a maggio 2024.

Gli atti d’indagine descrivono una struttura organizzata: approvvigionamenti da fornitori calabresi, spagnoli e albanesi, una rete di spacciatori al dettaglio e una base logistica in un complesso di case popolari di via Giovanni Battista Scozza n.19. L’associazione avrebbe usato anche software per comunicazioni criptate e mostrato continuità di comando «nella conduzione delle operazioni di narcotraffico», con ruoli distinti — dall’approvvigionamento di armi alla custodia degli stessi arnesi — e legami familiari che ne rafforzavano la coesione. Un collaboratore di giustizia ha ricostruito rapporti interni definendo Nicolas Calì «tuttofare» al servizio di Tei.

La leadership del controllo dell’R10 di Tor Bella Monaca si è scontrata con gruppi magrebini emergenti — soprattutto marocchini ed egiziani — in una serie di attacchi, tentati omicidi e ritorsioni tra il 2022 e il 2023. Gli episodi ricostruiti negli atti vanno dall’aggressione con casco a Mohamed Othman agli spari contro esponenti del gruppo, fino all’uso documentato di pistole e mitragliatori. Per sei imputati che hanno scelto il rito abbreviato la Procura ha chiesto 48 anni complessivi: la pena più alta — 17 anni e mezzo — è stata richiesta per Nicolas Calì; seguono richieste per Mattia Ianni (8 anni e mezzo), Yassine Jmel (9 anni e otto mesi), Bakra Erind (5 anni) e due condanne a quattro anni per Domenico Gallo e un Vocaturo. Le indagini inoltre segnalano la complicità operativa con il gruppo romano dei Moccia e l’importazione di consistenti quantitativi di stupefacente.

«Sti infami li facciamo scappare… li dobbiamo ammazzare tutti», si legge negli atti come esempio delle frasi intercettate che mostrerebbero la pericolosità del gruppo e la disponibilità a usare la violenza per mantenere il controllo delle piazze di spaccio. Il procedimento prosegue tra ricerche del latitante, valutazioni sulle prove raccolte e le richieste di condanna per chi ha scelto il rito abbreviato; restano aperte le investigazioni per ricostruire appieno canali internazionali di rifornimento e eventuali complicità esterne.

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