
Crisi a Torino – Nel 2025 è stato dichiarato un fallimento d’impresa al giorno. I dati allarmanti
Il 2025 si è chiuso a Torino con un bilancio preoccupante sul fronte delle imprese, segnato da un numero elevato di crisi e insolvenze. Nel corso dell’anno il Tribunale ha avviato 370 procedure di fallimento o liquidazione giudiziale, quasi una al giorno, concentrando da solo circa la metà di tutti i casi registrati in Piemonte. Un dato che fotografa un sistema economico sotto pressione, attraversato da difficoltà strutturali e trasformazioni profonde.
A simboleggiare questo scenario è la fine della Fornace Mosso di Santena, azienda storica nata nel 1904 e attiva per oltre un secolo nel settore dei laterizi. Travolta dalla contrazione dell’edilizia, dall’aumento dei costi e dalla concorrenza di materiali più economici, l’impresa non è riuscita a reggere il cambiamento del mercato, nonostante il progressivo ricorso all’esternalizzazione della produzione. La liquidazione giudiziale ha così chiuso una lunga storia imprenditoriale.
Il quadro delle crisi va però letto insieme ai dati sulla dinamica delle imprese. Nel terzo trimestre del 2025, a fronte di 4.192 nuove iscrizioni, si sono registrate 3.618 cessazioni, con un saldo positivo molto contenuto. A Torino, che concentra oltre metà del tessuto produttivo regionale, la crescita è stata modesta e inferiore alle medie nazionali. Dietro una stabilità solo apparente, emergono forti differenze: le società di capitale mostrano segnali di vitalità, mentre le imprese individuali e le società di persone faticano o arretrano.
Alle procedure giudiziarie si sommano chiusure e delocalizzazioni che non passano dai tribunali ma producono effetti rilevanti sull’occupazione, come nel caso dello stabilimento Te Connectivity di Collegno. Secondo la Cgil, il territorio torinese resta fragile, soprattutto sul piano industriale e nella filiera dell’automotive, dove le crisi si moltiplicano e i cambiamenti proprietari rischiano di generare nuove incertezze.
Nonostante il contributo positivo dei servizi e del turismo, gran parte dei nuovi posti di lavoro è caratterizzata da bassi salari e precarietà. Come evidenziano anche i dati di Unioncamere, il Piemonte procede a due velocità: una crescita debole, sostenuta da pochi settori dinamici, che non riesce ancora a tradursi in uno sviluppo solido e diffuso.