
Iran, è un bagno di sangue. Sparatorie di massa: almeno duemila morti fra i manifestanti e migliaia di arresti
L’Iran sta vivendo una delle fasi più drammatiche degli ultimi anni, con una repressione che, dopo oltre due settimane di proteste diffuse in tutto il Paese, ha assunto i contorni di una vera e propria strage. Secondo organizzazioni per i diritti umani e fonti dell’opposizione, il bilancio delle vittime sarebbe gravissimo: centinaia di morti accertati, ma con stime che parlano di oltre duemila manifestanti uccisi in poche decine di ore, migliaia di arresti e ospedali colmi di corpi. I numeri restano difficili da verificare, ma restituiscono l’ampiezza della violenza messa in campo dalle forze di sicurezza.
Le proteste, nate dal crollo della valuta e dall’aggravarsi della crisi economica, si sono rapidamente trasformate in una contestazione politica diretta contro il regime. È il movimento più intenso dai tempi di “Donna, vita e libertà” del 2022, scoppiato dopo la morte di Mahsa Amini. Oggi le manifestazioni continuano nonostante blackout, isolamento digitale e una repressione sempre più dura. In molte città – da Teheran a Isfahan, da Shiraz a Mashhad – si registrano scontri armati, barricate e incendi, mentre i cittadini cercano di aggirare il blocco delle comunicazioni usando reti satellitari e luci dei cellulari per farsi vedere e sentire.
Sul piano internazionale cresce la tensione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington sta valutando con grande attenzione l’evolversi della situazione, lasciando intendere che un’azione militare non è esclusa. Alla Casa Bianca sono in corso riunioni con i vertici della sicurezza nazionale per esaminare sanzioni, operazioni informatiche e possibili interventi armati. Teheran ha risposto avvertendo che qualsiasi attacco americano provocherebbe ritorsioni contro Israele e le basi Usa nella regione, alimentando il rischio di un’escalation regionale.
Intanto, all’interno del Paese, il clima si fa sempre più cupo. Le famiglie delle vittime incontrano enormi difficoltà anche solo per recuperare i corpi dei propri cari, mentre ai funerali si registrano nuovi scontri. Le autorità, dopo aver inizialmente minimizzato la portata delle proteste, hanno cambiato narrazione, accusando i manifestanti di terrorismo e legami con potenze straniere. Il procuratore generale ha persino evocato accuse che prevedono la pena di morte. Tra una repressione senza precedenti e una mobilitazione che non si arresta, l’Iran appare oggi sospeso sull’orlo di una crisi profonda, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti ben oltre i suoi confini.