
Milano – REMAKING, il lavoro da remoto come leva di trasformazione economica e territoriale: il workshop al Politecnico
Capire come il lavoro da remoto stia cambiando persone, organizzazioni e territori è l’obiettivo del progetto europeo REMAKING (“REmote-working Multiple impacts in the Age of disruptions”). L’iniziativa analizza gli effetti dello smart working nel contesto di profonde discontinuità economiche e sociali, generate da grandi megatrend – come digitalizzazione e flessibilità del lavoro – e da shock recenti, tra cui la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina.
Avviato nel febbraio 2024 e coordinato dal professor Marco Di Tommaso dell’Università di Bologna, REMAKING coinvolge 14 partner europei e si sviluppa su quattro casi di studio: il nomadismo digitale, il lavoro nel periodo post-pandemico, i settori ad alta intensità tecnologica e i lavoratori da remoto costretti a spostarsi a causa dei conflitti. L’analisi interessa sette Paesi (Italia, Grecia, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca, Ucraina e Irlanda) e 19 aree tra contesti urbani e rurali.
Il Dipartimento DAStU del Politecnico di Milano è tra i partner del progetto, con un team guidato dalla professoressa Ilaria Mariotti e dalla dottoressa Federica Rossi. All’ateneo milanese è affidato il caso di studio sul Comune di Milano, dedicato alla diffusione e agli effetti dello smart working nel periodo successivo all’emergenza sanitaria. Nel novembre 2025 sono stati intervistati 56 dipendenti comunali, selezionati per genere, età e ruolo, affrontando temi come benessere, autonomia, carico di lavoro, strumenti tecnologici e relazioni professionali.
I risultati restituiscono un quadro ampiamente positivo: lo smart working è associato a un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e a un aumento del benessere complessivo. La possibilità di lavorare a distanza due giorni alla settimana emerge come un forte fattore di fidelizzazione e attrazione dei talenti. Determinanti risultano la riduzione degli spostamenti e il risparmio di tempo, così come l’apprezzamento per il “near working”, svolto in sedi decentrate o biblioteche pubbliche. Restano però alcune criticità, come il rischio di isolamento, la minore informalità nelle relazioni e la necessità di doppie dotazioni tecnologiche.
I risultati della ricerca saranno al centro del workshop in programma il 12 febbraio 2026 al Politecnico di Milano, che riunirà istituzioni, imprese, sindacati e università per discutere il futuro dello smart working e le sue ricadute su economie e territori.
Dove: Aula Consiglio Edificio 29, Poltecnico di Milano. Piazza Leonardo Da Vinci, 26