
Da Vienna a Roma: i tesori degli Asburgo in mostra a Palazzo Cipolla
La dolcezza degli occhi grigi e blu dell’Infanta Margarita sembra quasi voler uscire dalla tela per accogliere i visitatori in un’atmosfera sospesa nel tempo. Velázquez, genio indiscusso del ritratto, sapeva esattamente come vivacizzare l’effetto liquido dello sguardo attraverso pennellate pastose e disinvolte, capaci di dissolvere la compattezza del colore in una vibrazione vitale. Il maestro spagnolo adorava ritrarre la piccola figlia del re Filippo IV, che all’epoca aveva appena otto anni. Quell’incanto visivo non era però solo un esercizio di stile, ma doveva siglare ufficialmente il fidanzamento della fanciulla con il figlio dell’imperatore Ferdinando III d’Austria. Oggi, quel capolavoro intitolato Infanta in abito blu, datato 1659, risplende come pezzo pregiato nella mostra intitolata Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, che apre le sue porte proprio oggi nelle sale di Palazzo Cipolla, all’interno del Museo del Corso, dove rimarrà visitabile fino al prossimo 5 luglio 2026.
L’ambizioso progetto espositivo è promosso e prodotto dalla Fondazione Roma, godendo del prestigioso patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria. L’importanza dell’evento è stata suggellata dalla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha tenuto a battesimo la rassegna curata da Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del museo viennese. Il percorso raccoglie cinquanta opere selezionate tra quelle commissionate o acquistate tra il XVI e il XIX secolo dalle figure centrali della Casa d’Asburgo, una delle dinastie più potenti e longeve della storia europea, arbitra dei destini del continente per secoli con il cuore pulsante nel territorio austriaco. Si tratta di una collezione che evoca anche figure leggendarie come l’imperatrice Sissi, entrata a far parte della famiglia dopo il matrimonio con il cugino Francesco Giuseppe I.
Secondo le parole del presidente della Fondazione Roma, Franco Parasassi, l’iniziativa si inserisce in un solco ben preciso: «La nostra missione è di promuovere progetti culturali capaci di leggere l’arte come spazio di incontro tra storie e tradizioni europee». Lungo le sale sfilano i nomi che hanno fatto la storia dell’arte universale: Tiziano con i suoi colori caldi, Caravaggio e il suo virtuosismo nelle luci drammatiche, Tintoretto con le sue raffinate penombre. Tra le opere che lasciano senza fiato si segnala la Giovane donna del fiammingo Van Dyck e la struggente Incoronazione di Spine proprio del Merisi. Non manca l’ironia dell’Inverno di Arcimboldo, che diverte ancora oggi con il suo ritratto umanoide composto sapientemente da radici, germogli e frutti. La rassegna continua con le pennellate energiche di Rubens, le scene teatrali del Veronese, la perfezione composta dell’Adamo ed Eva di Cranach, fino alla commovente scena della donna che allatta dipinta da Orazio Gentileschi.
Per gli Asburgo, l’arte non era solo una passione privata ma un potente strumento politico utile a restituire l’immagine di un impero multiculturale e prestigioso. Come ricorda il direttore del museo austriaco Jonathan Fine, i capolavori delle collezioni asburgiche raccontano una visione europea fondata sulla diversità e sull’apertura intellettuale: «Portare queste opere in Italia per la prima volta è una potente testimonianza della capacità dell’arte di creare connessioni attraverso i secoli e i confini». Il percorso include anche una sezione dedicata alla Kunstkammer, la camera delle curiosità, dove spiccano oggetti rari come un piccolo teschio in avorio che simboleggia la fugacità della vita. In un dialogo ideale, la mostra si apre con un omaggio all’architettura del Kunsthistorisches Museum di Vienna, inaugurato nel 1891, che trova un legame inaspettato con Palazzo Cipolla proprio attraverso la figura dell’architetto Antonio Cipolla, contemporaneo dei maestri Semper e Hasenauer che disegnarono l’estro viennese.