
Caso Carroccia, l’imbarazzo del centrodestra – Chiorino e Zappalà soci di Delmastro. L’opposizione attacca “Chiorino chiarisca”
Il caso Caroccia sta creando tensioni nel centrodestra, dopo la scoperta di legami societari tra esponenti di Fratelli d’Italia e la famiglia di un imprenditore condannato per reati aggravati da favoreggiamento mafioso. Al centro della vicenda c’è la società “Le Cinque Forchette srl”, fondata a fine 2024, che vedeva tra i soci figure politiche di rilievo insieme a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia.
Quest’ultimo è attualmente detenuto dopo una condanna definitiva e da anni compare in indagini legate al clan di Michele Senese, detto ‘O Pazz, realtà storica della criminalità romana. Secondo gli inquirenti, attorno alla famiglia Caroccia si sarebbe sviluppato un sistema di intestazioni fittizie utile a nascondere la proprietà di attività economiche e a favorire operazioni di riciclaggio, in particolare nel settore della ristorazione.
Le indagini, culminate nell’operazione “Affari di famiglia”, hanno ricostruito rapporti consolidati tra ambienti imprenditoriali e il clan, con investimenti di denaro illecito in attività formalmente intestate a prestanome. Caroccia ha sempre respinto le accuse di un coinvolgimento consapevole, sostenendo di aver agito sotto pressione e per timore di ritorsioni.
Nel frattempo, la società finita al centro delle polemiche è stata rapidamente svuotata: tra fine 2024 e inizio 2025 si sono susseguiti passaggi di quote e, infine, l’uscita contemporanea di tutti i soci politici, lasciando l’intero controllo a Miriam Caroccia. Questa tempistica, coincidente con la definizione del processo, ha alimentato sospetti e polemiche.
I diretti interessati, tra cui Andrea Delmastro ed Elena Chiorino, hanno spiegato di aver aderito alla società senza conoscere il contesto familiare e di essersi ritirati appena chiarita la situazione, rivendicando una scelta dettata da correttezza e attenzione alla legalità.
Gli interessati sono il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, il segretario provinciale e assessore comunale Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà. Tutti coinvolti, insieme all’impiegata Donatella Pelle, nella compagine della “Le Cinque Forchette srl”, costituita a Biella il 16 dicembre 2024 con un capitale sociale di 10mila euro.
“Nel luglio 2020 – spiega il quotidiano La Voce – “l’indagine “Affari di famiglia” segna un passaggio decisivo: la Direzione distrettuale antimafia contesta un sistema economico legato al clan Senese, tra riciclaggio, usura e intestazioni fittizie. Scattano arresti e sequestri, e tra gli indagati figura anche Caroccia. Nel 2022 arrivano le condanne di primo grado. Un successivo passaggio in appello, nel febbraio 2023, porta all’assoluzione di Michele Senese e alla caduta dell’aggravante mafiosa, ma la Corte di Cassazione interviene annullando quelle decisioni. Il 15 gennaio 2025 l’appello bis conferma l’impianto accusatorio originario. Il 18 febbraio scorso le condanne diventano definitive. Nel frattempo, però, sul piano societario si susseguono movimenti rapidi. Il 24 novembre Andrea Delmastro cede la propria quota del 25% alla G&G Srl, società a lui riconducibile. Il 27 febbraio la stessa quota passa a Donatella Pelle. Infine, il 5 marzo, tutti i soci escono contemporaneamente dalla “Le Cinque Forchette srl”, lasciando l’intero capitale nelle mani di Miriam Caroccia, che a vent’anni diventa unica proprietaria. Una sequenza di passaggi concentrata in pochi mesi e temporalmente sovrapposta alla definizione definitiva del procedimento giudiziario, elemento che contribuisce ad alimentare interrogativi sul piano politico. Del Mastro Sulla vicenda, i protagonisti scelgono in gran parte il silenzio. Andrea Delmastro interviene pubblicamente rivendicando il proprio impegno antimafia e spiegando di aver preso parte a una società con una giovane incensurata, decidendo di uscirne non appena chiarito il contesto familiare, per ragioni di rigore etico. Una posizione condivisa anche da Elena Chiorino, Davide Eugenio Zappalà e Cristiano Franceschini, che parlano di una decisione immediata, assunta per rispetto della legalità e per evitare qualsiasi zona d’ombra”.
Le opposizioni, però, chiedono maggiore trasparenza. Esponenti del Partito Democratico e di altre forze politiche sollevano dubbi sull’opportunità di tali rapporti e chiedono chiarimenti istituzionali, mentre il Movimento 5 Stelle valuta iniziative in Commissione Antimafia.
La vicenda, pur non avendo al momento sviluppi giudiziari diretti per i politici coinvolti, resta aperta sul piano politico e mediatico. L’intreccio tra affari, relazioni personali e precedenti penali continua infatti a sollevare interrogativi, con possibili ripercussioni nel dibattito pubblico e negli equilibri politici.