
Roma, due anarchici muoiono fabbricando una bomba
Il silenzio del Parco degli Acquedotti di Roma è stato bruscamente interrotto da un evento drammatico che solleva inquietanti interrogativi sulla sicurezza e sulle attività dei movimenti insurrezionalisti nella Capitale. All’interno del Casale del Sellaretto, una ex casa cantoniera situata in via delle Capannelle 221, sono stati rinvenuti i corpi senza vita di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Il tragico ritrovamento è avvenuto nella mattinata di venerdì 20 marzo, quando un runner che percorreva i sentieri del parco ha notato le macerie del fabbricato, crollato parzialmente in seguito a una violenta deflagrazione avvenuta presumibilmente nella serata precedente. I primi accertamenti suggeriscono che le due vittime siano decedute sul colpo mentre erano intente a maneggiare un ordigno esplosivo ad alto potenziale, la cui attivazione accidentale ha causato il cedimento della struttura, da tempo abbandonata e utilizzata occasionalmente come rifugio di fortuna.
Dalle prime risultanze investigative emerge un quadro che collega i due giovani al movimento anarchico vicino alla figura di Alfredo Cospito, l’esponente insurrezionalista attualmente recluso nel carcere di Sassari e il cui regime di 41bis dovrebbe concludersi nel prossimo mese di maggio. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pool della Procura di Roma specializzato nell’antiterrorismo, stanno lavorando per delineare gli obiettivi di quello che sembrava essere un attentato in fase di preparazione. Non si esclude che la vicina linea ferroviaria potesse rappresentare un bersaglio sensibile, data la prossimità strategica del casale ai binari, oppure che l’azione fosse rivolta contro sedi del gruppo Leonardo. Un’altra pista battuta dalle autorità riguarda la possibilità di un’azione dimostrativa eclatante da compiere prima del maxi corteo previsto a Roma per il 28 marzo, un evento organizzato sotto lo slogan della lotta contro le guerre e a sostegno dello spazio Askatasuna.
La gravità della situazione ha richiamato l’attenzione delle più alte cariche dello Stato. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso profonda preoccupazione durante un intervento televisivo, sottolineando come la tempistica dell’incidente sia particolarmente sospetta. Secondo l’esponente del governo, «Il fatto che due anarchici maneggiassero una bomba alla vigilia del voto referendario lascia perplessi e descrive un clima di tensione che si vuole alimentare nel nostro Paese». Tajani ha poi proseguito: «L’azione conferma un clima di tensione degli anarchici ed elementi di estrema sinistra che vogliono continuare a creare nel nostro Paese, ma il governo e le autorità continuano a tenere la guardia alta». Queste dichiarazioni riflettono il timore di una possibile recrudescenza della violenza politica in un momento istituzionale delicato per l’Italia.
Sul luogo della tragedia sono intervenuti tempestivamente i Vigili del Fuoco, la Polizia Scientifica e la Polizia locale di Roma Capitale per i rilievi tecnici e la messa in sicurezza dell’area. Alcuni residenti della zona hanno riferito di aver udito un boato fortissimo nella notte di giovedì, ma l’allarme ufficiale è scattato solo ore dopo con la luce del giorno. Il fascicolo d’inchiesta aperto dalla magistratura è attualmente privo di indagati, mentre si attendono i risultati delle autopsie che verranno eseguite nei prossimi giorni. Le analisi sui resti e sulle tracce dell’ordigno saranno fondamentali per comprendere la natura dell’esplosivo utilizzato e per verificare se vi siano collegamenti con altre cellule attive sul territorio nazionale, nel tentativo di sventare ulteriori minacce alla pubblica incolumità.
M.M.