Roma, Torrevecchia: incinta all’ottavo mese salvata dal compagno violento

30/03/2026

Il pomeriggio di sabato in un tranquillo isolato di Torrevecchia si è trasformato in uno scenario di angoscia pura, mettendo fine a un silenzio durato fin troppo a lungo. Una donna romana di trent’anni, giunta ormai all’ottavo mese di gravidanza ha trovato il coraggio di comporre il numero di emergenza 112 per sfuggire alle violenze del compagno. La sua è la storia di una relazione tormentata, iniziata circa due anni fa e scivolata rapidamente in un abisso di gelosia ossessiva e violenza quotidiana. Quella che era nata come una convivenza tra due persone si era trasformata in una prigione psicologica fatta di offese verbali e minacce di morte che risuonavano costantemente tra le mura domestiche. L’uomo, accecato da un senso di possesso patologico, non aveva esitato a ripeterle ossessivamente frasi come «Mi tradisci, io ti ammazzo», trasformando ogni giornata in una sfida per la sopravvivenza.

Nemmeno lo stato interessante della compagna o la presenza in casa di due bambini piccoli, di 5 e 8 anni, erano riusciti a mitigare l’indole aggressiva dell’uomo. Le aggressioni fisiche, fatte di schiaffi e spintoni, avvenivano spesso proprio sotto gli occhi dei figli, testimoni incolpevoli di un orrore che nessun bambino dovrebbe mai conoscere. La situazione era precipitata circa un mese fa, quando i litigi erano diventati ancora più frequenti e brutali. Solo la scorsa settimana, dopo essere stata colpita fisicamente e aver visto il proprio telefono andare in frantumi per mano del compagno, la trentenne aveva deciso di rifugiarsi a casa della madre, sperando che la distanza potesse placare la furia dell’aggressore. Tuttavia, la sicurezza dell’appartamento materno si è rivelata effimera. Sabato scorso, intorno alle 16, l’incubo si è ripresentato sotto forma di messaggi minacciosi sul cellulare, seguiti dalla presenza fisica dell’uomo sotto il balcone della suocera.

Le urla e i colpi insistenti al citofono hanno squarciato la calma del quartiere. L’uomo, fuori di sé per il rifiuto della compagna di incontrarlo, ha iniziato a gridare verso le finestre promettendo ritorsioni violente: «Ora salgo e facciamo i conti». È stato in quel momento, sopraffatta dal panico e dal timore per l’incolumità dei suoi bambini e di sua madre, che la donna ha chiesto aiuto. All’arrivo delle volanti, gli agenti hanno trovato l’aggressore ancora davanti al palazzo, in un evidente stato di agitazione. Mentre una parte della squadra si occupava di contenere l’uomo, altri poliziotti hanno raggiunto la vittima per raccogliere la sua deposizione. Tra le lacrime, la donna ha descritto un inferno iniziato con il licenziamento del compagno e aggravato da una ricaduta nel tunnel della droga.

Il racconto della vittima ha svelato dettagli inquietanti sulla personalità dell’uomo, che era già stato denunciato in passato per stalking e maltrattamenti da una precedente compagna. La trentenne ha ammesso con amarezza di non aver mai sporto denuncia prima d’ora, nutrita dalla vana speranza che le cose potessero cambiare o che l’arrivo del nuovo figlio potesse portare una stabilità mai raggiunta. La madre della vittima, che da tempo l’esortava a troncare quel legame tossico, ha assistito impotente a mesi di sofferenza, temendo ogni giorno per la vita della figlia. Dopo ore di colloquio con gli inquirenti, durante le quali la donna ha ripercorso ogni singolo episodio di violenza, l’uomo è stato condotto in commissariato e denunciato formalmente per maltrattamenti in famiglia. Questa volta, il cerchio della violenza sembra essersi spezzato, lasciando spazio a un faticoso percorso di ricostruzione per una madre che ha scelto di proteggere il futuro dei suoi figli.

M.M.

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