
La Blue Economy del Lazio vola tra nuovi porti e innovazione sostenibile
L’economia del mare nel Lazio non è più soltanto una vocazione naturale legata alla bellezza del litorale, ma si è trasformata in un vero e proprio gigante industriale capace di trainare l’intero Prodotto Interno Lordo regionale con numeri che definire incoraggianti sarebbe riduttivo. Le rilevazioni più recenti parlano chiaro: nel corso del 2023 il comparto ha saputo generare oltre 14 miliardi di euro di valore aggiunto, incidendo per quasi il sette per cento sull’economia complessiva del territorio. Se si osserva l’impatto globale della filiera, la cifra diventa ancora più impressionante, raggiungendo i 37 miliardi di euro e rappresentando circa il 17% della ricchezza prodotta nella regione. Questo dinamismo è sostenuto da un effetto moltiplicatore particolarmente generoso, pari a 1,6, il che significa che ogni risorsa investita nel settore è capace di restituire 60 centesimi aggiuntivi lungo l’intera catena produttiva.
Al centro di questa espansione troviamo un esercito di oltre 200mila occupati e oltre 35mila imprese che continuano a crescere nonostante le sfide dei mercati internazionali. Per dare ordine e prospettiva a questa crescita, la Regione ha approvato nel settembre del 2025 un ambizioso Piano dei Porti. Si tratta di una visione strategica che non si limita a potenziare le strutture esistenti, ma punta alla creazione di 7 nuovi approdi turistici distribuiti lungo la costa. Località come Montalto di Castro, Tarquinia, Ladispoli, Latina-Rio Martino, Terracina, Formia e Ponza sono destinate a diventare i nuovi pilastri di un turismo nautico contemporaneo, capace di integrare le infrastrutture con la delicatezza degli equilibri morfologici costieri e le necessità dei diportisti moderni.
Ma la vera sfida del futuro si gioca sul terreno della sostenibilità. Non basta più costruire nuovi moli o aumentare i posti barca; occorre che lo sviluppo sia intrinsecamente rispettoso dell’ambiente marino e dei suoi fragili ecosistemi. In questo contesto si inserisce l’esperienza innovativa che sta nascendo nel territorio di Latina grazie a Blueshield, una realtà industriale nata nel 2024 come spin-off del gruppo Horizon. Il focus principale di questa iniziativa riguarda la gestione e il trattamento delle acque di sentina, ovvero quei liquidi carichi di oli, idrocarburi e altre sostanze nocive che si depositano nei fondali delle imbarcazioni e che rappresentano una delle minacce più serie per la purezza dei nostri mari. Il progetto non punta solo alla semplice depurazione, ma alla rigenerazione completa delle risorse attraverso un modello di economia circolare.
La tecnologia sviluppata si basa su un approccio ingegneristico avanzato che promette di rivoluzionare la manutenzione navale e la gestione dei residui inquinanti. Come spiegano i responsabili dell’azienda, il sistema punta a rendere il mare un luogo più pulito senza penalizzare l’efficienza dei trasporti: «Il cuore della tecnologia è il sistema Bluesheer che depura le acque di sentina attraverso una combinazione di filtri intelligenti. Innovativo è il sistema brevettato di rigenerazione che permette di pulire automaticamente i filtri con fluidi a impatto ambientale nullo, evitando la sostituzione e consentendo un riutilizzo praticamente illimitato, con notevole riduzione di sprechi e costi». Si tratta di una soluzione che coniuga perfettamente l’efficienza industriale con la drastica riduzione dell’impatto ecologico, dimostrando che la protezione del Mediterraneo può andare di pari passo con la competitività economica e tecnologica.
L’investimento previsto nel polo pontino è tutt’altro che simbolico e delinea un futuro di eccellenza per l’intera provincia. Si parla di un piano industriale che prevede lo stanziamento di 10 milioni di euro nell’arco di cinque anni, tra il 2025 e il 2029, con l’obiettivo di creare fino a 120 nuovi posti di lavoro per personale altamente qualificato. Questa iniziativa mira non solo a rafforzare la competitività del settore, ma anche ad attrarre talenti nel campo dell’ingegneria infrastrutturale e a consolidare filiere locali ad alto contenuto tecnologico. La Blue Economy laziale, dunque, si muove su un binario che unisce la pianificazione infrastrutturale alla ricerca scientifica più spinta, trasformando il mare da semplice risorsa paesaggistica a laboratorio di eccellenza per il domani industriale della regione.
In un’epoca in cui la transizione ecologica è diventata una necessità impellente, vedere il settore nautico del Lazio farsi carico di tali innovazioni è un segnale di maturità economica straordinario. Ogni nuovo posto barca e ogni litro di acqua di sentina rigenerata rappresentano un passo avanti verso un modello di sviluppo che non deve più scegliere tra profitto e natura, ma che impara a farli navigare insieme nella stessa direzione.