
Garlasco, parla il padre di Sempio. “Mio figlio è innocente, quel giorno era con me. Questa è una vigliaccata”
Il caso di Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione pubblica, riaprendo uno dei capitoli più discussi della cronaca italiana. A parlare questa volta è il padre di Andrea Sempio, che in un’intervista al Tg1 ha difeso con forza il figlio dopo la nuova svolta investigativa. “Andrea è innocente, mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi”, ha dichiarato Giuseppe Sempio, aggiungendo poi parole durissime contro le accuse: “È stata una vigliaccata”.
Le sue dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato dell’inchiesta. La Procura di Pavia ha infatti indicato Andrea Sempio come unico indagato nella nuova ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Una situazione che crea un evidente contrasto con la sentenza definitiva che nel 2015 aveva condannato Alberto Stasi per il delitto.
Il padre di Sempio ha scelto una linea emotiva e diretta, senza entrare nei dettagli tecnici dell’indagine. La sua è apparsa soprattutto come una difesa personale e familiare, costruita sulla convinzione assoluta dell’innocenza del figlio. Nei giorni precedenti era stato lo stesso Andrea Sempio a intervenire pubblicamente, sostenendo in televisione di non avere alcun legame con l’omicidio e respingendo anche le ipotesi investigative relative a un presunto interesse ossessivo verso Chiara Poggi.
Sul piano giudiziario, però, il procedimento ha ormai raggiunto una fase molto importante. Il 6 maggio 2026 Sempio si è presentato davanti ai magistrati, scegliendo però di avvalersi della facoltà di non rispondere. Successivamente è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. La Procura gli contesta l’omicidio volontario aggravato, sostenendo che il delitto sarebbe nato dopo il rifiuto di un approccio sessuale.
La difesa dell’indagato continua però a respingere completamente le accuse. Gli avvocati parlano di pressione mediatica e sottolineano l’assenza di una prova decisiva, quella che viene spesso definita “pistola fumante”. Secondo i legali, il silenzio davanti ai pm è stato scelto solo per analizzare attentamente gli atti dell’inchiesta.
Il caso resta quindi aperto e complesso, sospeso tra nuovi sviluppi investigativi, forti tensioni mediatiche e una verità giudiziaria ancora tutta da verificare nelle aule di tribunale.