L’Europa si muove contro la dipendenza dalla Cina – Presto l’obbligo per le aziende di diversificare i fornitori. La strategia

22/05/2026

L’Unione Europea sta preparando nuove misure per ridurre la propria dipendenza economica dalla Cina e difendere l’industria continentale dalla crescente pressione delle importazioni a basso costo provenienti da Pechino. Bruxelles teme infatti che la forte sovraccapacità produttiva cinese possa danneggiare diversi settori strategici europei e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro.

Negli ultimi mesi il divario commerciale tra Cina e Unione Europea è aumentato in modo significativo. Nei primi quattro mesi del 2026 il surplus commerciale cinese verso i Paesi dell’UE ha superato i 113 miliardi di dollari, registrando una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo squilibrio ha rafforzato le preoccupazioni delle istituzioni europee, già alle prese con un deficit commerciale molto elevato.

Per affrontare il problema, la Commissione europea sta valutando diverse contromisure. Una delle ipotesi più concrete riguarda l’obbligo per le aziende europee di diversificare i propri fornitori, evitando una dipendenza eccessiva da un solo Paese. Secondo le indiscrezioni, Bruxelles potrebbe introdurre limiti che impediscano di acquistare oltre il 30-40% dei componenti strategici da un unico fornitore o da una sola nazione.

La misura nasce anche dopo le recenti restrizioni imposte dalla Cina sull’export di terre rare e semiconduttori, materiali fondamentali per industrie considerate strategiche come auto elettriche, difesa, tecnologia e transizione energetica.

Parallelamente, l’Europa sta valutando l’introduzione di nuovi dazi mirati contro alcuni comparti industriali cinesi. Dopo il settore siderurgico, le possibili restrizioni potrebbero estendersi anche ad ambiti come quello chimico, dove le importazioni dalla Cina sono cresciute rapidamente negli ultimi anni.

Bruxelles può inoltre utilizzare strumenti antidumping e indagini sulle sovvenzioni statali, intervenendo contro prodotti venduti a prezzi ritenuti artificialmente bassi grazie agli aiuti pubblici cinesi. Tra le opzioni più severe compare anche lo “Strumento Anti-Coercizione”, definito da alcuni il “bazooka commerciale” europeo, che permetterebbe di limitare fortemente l’accesso delle aziende cinesi al mercato unico.

Resta però una divisione interna tra i Paesi membri: alcune nazioni chiedono una linea più dura verso Pechino, mentre altre preferiscono mantenere rapporti economici più stretti con la Cina, soprattutto nei settori industriali e tecnologici.

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