
Torino – Accessi abusivi ai Pc dei magistrati: ‘spiato’ il Procuratore di Torino. Indagati 3 tecnici informatici
La Procura di Milano ha avviato un’indagine su presunti accessi illegali ai computer utilizzati da alcuni magistrati italiani, con particolare attenzione al distretto giudiziario di Torino. L’inchiesta, coordinata insieme alla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ha portato all’esecuzione di diverse perquisizioni domiciliari e informatiche nei confronti di tre tecnici informatici appartenenti a una società incaricata della manutenzione dei sistemi del Ministero della Giustizia.
Al centro degli accertamenti ci sarebbero intrusioni effettuate attraverso il sistema Ecm, il software installato sui dispositivi in uso ai magistrati e recentemente destinato alla dismissione da parte del Ministero. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche investigative, gli accessi non autorizzati sarebbero stati possibili grazie all’utilizzo di credenziali amministrative riservate, di cui i tecnici disponevano per ragioni legate ai contratti di assistenza informatica.
Due degli episodi contestati riguarderebbero il computer del procuratore di Torino Giovanni Bombardieri, che avrebbe personalmente segnalato le anomalie riscontrate sul proprio dispositivo. Un terzo caso coinvolge invece il giudice per le indagini preliminari di Alessandria Aldo Tirone, considerato persona offesa ma non indagato. Inizialmente si era parlato di tre magistrati coinvolti, ma successivamente la Procura ha precisato che le persone lese sarebbero due.
L’indagine era emersa pubblicamente anche grazie a un servizio della trasmissione televisiva “Report”, che aveva acceso i riflettori sulle possibili vulnerabilità dei sistemi informatici giudiziari. Gli investigatori della Polizia Postale, coordinati dai pubblici ministeri Enrico Pavone e Francesca Celle, stanno ora cercando di capire se gli accessi contestati fossero semplici test tecnici per verificare la sicurezza della rete oppure vere e proprie intrusioni abusive finalizzate a spiare l’attività dei magistrati.
Le perquisizioni, eseguite nei mesi scorsi, si sarebbero svolte nel rispetto delle garanzie difensive previste dalla legge. Nel frattempo proseguono le analisi forensi sui dispositivi sequestrati, da cui gli inquirenti sperano di ottenere ulteriori elementi utili per chiarire responsabilità e finalità degli accessi sospetti.