
Torino – Scontro aperto in Comune: ” Torino ha pagato 14 milioni di euro alla coop dove lavorano gli Askatasuna”
Scoppia l’ennesima polemica in Consiglio comunale sul caso che coinvolge il centro sociale Askatasuna e la cooperativa sociale “La Testarda”, tema che nelle ultime settimane ha alimentato il confronto tra maggioranza e opposizione. La discussione è nata dopo alcune inchieste giornalistiche che hanno evidenziato presunti collegamenti tra la cooperativa e persone riconducibili all’area di Askatasuna, riportando la questione al centro del dibattito politico cittadino.
A portare il caso in Sala Rossa è stato il consigliere di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis attraverso un’interpellanza con cui ha chiesto chiarimenti sui rapporti tra il Comune e la cooperativa. Nel documento vengono citati anche procedimenti giudiziari e vicende legate all’area antagonista torinese, oltre a informazioni secondo cui la cooperativa avrebbe impiegato persone vicine ad Askatasuna. De Benedictis ha inoltre domandato dettagli sui finanziamenti pubblici ricevuti, sui progetti sostenuti e sulle modalità di assegnazione delle risorse comunali.
La risposta è arrivata dall’assessore alle Pari Opportunità Jacopo Rosatelli, che ha difeso l’operato degli uffici comunali e dei servizi sociali. L’assessore ha spiegato che tra il 2018 e il 2025 il Comune ha destinato circa 14 milioni di euro alla cooperativa per attività sociali rivolte a minori, persone con disabilità, famiglie in difficoltà abitativa e altri interventi di welfare. Parte dei fondi, ha precisato, rientra inoltre in programmi sostenuti a livello regionale.
“La risposta non convince il consigliere di opposizione – scrive Cornaca Qui , che ha dato risalto allo scontro – ” Il consigliere replica sottolineando come non tutte le domande abbiano ricevuto riscontro e insistendo sui dati economici della cooperativa, che nel 2023 avrebbe registrato un fatturato di circa 11 milioni di euro. De Benedictis contesta anche la definizione di “un solo socio lavoratore”, sostenendo che sarebbero – almeno – undici le persone legate ad Askatasuna con procedimenti giudiziari in corso o passati, coinvolte nel cosiddetto processo d’Appello “Sovrano”, nel quale in primo grado sarebbero state emesse condanne per reati minori, pur senza contestazioni definitive per associazione a delinquere. «Nessuno vuole accusare gli uffici», precisa, rivendicando però il ruolo di controllo dei consiglieri comunali e citando inchieste giornalistiche come quelle di TorinoCronaca e il Giornale sui rapporti tra realtà antagoniste e tessuto cittadino. Il consigliere collega inoltre la vicenda al procedimento sulle minacce al procuratore generale Lucia Musti, sottolineando un quadro giudiziario ancora in evoluzione e politicamente sensibile. Sul caso delle minacce a Musti, un fascicolo è stato aperto in Procura a Milano. Torniamo in Sala Rossa, al Consiglio comunale e a Ferrante De Benedictis. Minacce alla procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, indaga Milano: sullo sfondo il caso AskatasunaLe indagini operative sono delegate alla Digos di Torino. Obiettivo: dare un nome agli autori dei comunicati, rimasti anonimi Il punto più politico del suo intervento riguarda la presunta contraddizione tra chi riceve fondi pubblici e, allo stesso tempo, partecipa ad attività antagoniste o a iniziative di contestazione nei confronti delle istituzioni. «Lascio a voi la risposta», conclude, sollevando un tema di coerenza istituzionale e trasparenza. Al termine del dibattito, il meloniano chiede copia scritta della risposta dell’assessore, che però non viene consegnata immediatamente. Sulla vicenda interviene anche il vice presidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, che parla di «netta inopportunità di fondo» nel finanziare servizi pubblici delicati a soggetti legati a realtà che dichiarano posizioni antagoniste verso lo Stato. «A prescindere dalle verifiche tecniche – afferma Marrone – resta una netta inopportunità di fondo sul fatto che servizi pubblici delicati per persone fragili finanziati con risorse pubbliche siano affidati dal Comune anche a persone che nella loro militanza antagonista rivendicano il disprezzo per le istituzioni e si impegnano per il loro sovvertimento senza disdegnare azioni violente». Poi, la stoccata del vice presidente verso Palazzo Civico: «Probabilmente gli esponenti di Askatasuna attivi nella cooperativa La Testarda non si curano di questa palese contraddizione, ma l’amministrazione di una istituzione invece dovrebbe».