
Accordo Usa-Iran, Meloni: “Pronti a fare la nostra parte su Hormuz”
E’ svolta nel conflitto in Medio Oriente dopo che gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un’intesa cruciale che stabilisce la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano. Il primo annuncio di questo storico passo è giunto tramite un messaggio sulla piattaforma X da parte del primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, il quale ha anticipato che la cerimonia ufficiale per la firma del documento si svolgerà venerdì 19 giugno in Svizzera. La conferma del raggiungimento di questo accordo è poi arrivata sia dal presidente statunitense Donald Trump sia dall’emittente televisiva di stato del regime di Teheran. Nonostante l’apertura alla diplomazia, il leader della Casa Bianca non ha risparmiato toni duri e, nel corso di un’intervista rilasciata al New York Times, ha minacciato di avviare nuovamente i raid bellici contro la Repubblica islamica qualora non si giunga in tempi brevi a un accordo definitivo e strutturato sulla delicata questione del nucleare.
Dall’altra parte, le autorità di Teheran hanno commentato l’evento con una retorica improntata al trionfalismo militante. Sul fronte del vecchio continente, il blocco europeo composto da Regno Unito, Francia, Germania e Italia ha concesso il proprio assenso per la progressiva eliminazione di alcune delle sanzioni economiche che gravano sull’Iran. Questa disponibilità resta tuttavia subordinata a una condizione ritenuta imprescindibile e non negoziabile dai partner occidentali, ovvero che la Repubblica islamica non acquisisca mai armi nucleari. I leader dei quattro paesi europei hanno confermato la propria linea d’azione in una nota congiunta in cui spiegano di essere pronti a collaborare strettamente con Washington, Teheran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica per il raggiungimento di tale fine.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso un vivo compiacimento per la firma del memorandum d’intesa tra le due potenze, evidenziando il ruolo e l’impegno strategico della diplomazia in questa complessa area geopolitica. Nel plaudere formalmente all’accordo raggiunto, la premier ha diffuso una prima nota ufficiale in cui ha dichiarato: «È necessario che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese».
In una successiva e articolata dichiarazione pubblica, la capo del governo italiano ha voluto precisare i capisaldi strategici e gli impegni che la nazione è disposta ad assumere nel prossimo futuro insieme agli altri alleati occidentali: «I principi del memorandum d’intesa tra Usa e Iran sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnerà la piena riapertura dello Stretto di Hormuz».
Infine, il presidente del Consiglio ha voluto esprimere una profonda gratitudine verso i soggetti istituzionali e i governi esteri che hanno operato attivamente in qualità di facilitatori storici per la buona riuscita del dialogo tra Washington e Teheran. «Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d’intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore. Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo», ha concluso Giorgia Meloni.
Gli effetti dell’annuncio del cessate il fuoco non hanno tardato a manifestarsi sui mercati finanziari globali, provocando un immediato contraccolpo sulle quotazioni delle materie prime energetiche. I prezzi del greggio hanno fatto registrare una netta e improvvisa contrazione subito dopo la diffusione della notizia del compromesso bellico. Nello specifico, il comparto del West Texas Intermediate ha mostrato una flessione pari al 4,8 per cento, attestandosi a una quotazione di 80,80 dollari per singolo barile, mentre parallelamente il Brent europeo ha ceduto il 3,9 per cento del proprio valore sul mercato delle commodity, scendendo a una soglia di 83,89 dollari al barile.