
Torino, contro i Blackout la nuova ordinanza – Il sindaco agli esercenti: “Tenete le porte chiuse con i condizionatori accesi”
Torino sta affrontano un periodo segnato da temperature eccezionali e blackout elettrici. Per limitare il sovraccarico della rete e i disagi che comporta, il sindaco Stefano Lo Russo ha firmato una nuova ordinanza rivolta alle attività commerciali.
Nei giorni in cui Arpa Piemonte segnalerà il livello massimo di disagio da caldo, negozi e pubblici esercizi dovranno mantenere chiuse le porte quando i condizionatori sono in funzione, “aprendole normalmente per consentire l’ingresso e l’uscita delle persone e per le normali operazioni di carico e scarico delle merci”.
La decisione arriva dopo il record di consumi elettrici registrato negli ultimi giorni. Secondo Ireti, il picco ha raggiunto i 450 megawatt nel fine settimana, mentre durante i giorni lavorativi si è arrivati a sfiorare i 500 megawatt, valori molto superiori rispetto alle settimane precedenti. Nel suo messaggio ai cittadini, Lo Russo ha spiegato che “Temperature molto elevate mettono a dura prova le persone, soprattutto le più fragili, ma anche la rete elettrica che in questi giorni è sottoposta a uno sforzo senza precedenti”, invitando tutti a evitare sprechi energetici. Ha inoltre ricordato che “Può succedere di vedere negozi e pubblici esercizi con l’aria condizionata accesa e le porte sempre spalancate. In questo modo gli impianti consumano molta più energia di quanto sia effettivamente necessario, sovraccaricando inutilmente la rete elettrica”.
L’emergenza non riguarda solo l’energia. I nubifragi hanno provocato allagamenti e disagi in diverse zone della provincia, mentre all’Ospedale Maria Vittoria il personale sanitario ha adottato misure straordinarie per fronteggiare il caldo. Come spiegato dal direttore del Pronto Soccorso Fabio De Iaco, “In queste condizioni si mettono in atto i presidi utili”, utilizzando flebo conservate a 4 gradi e lenzuola bagnate per alleviare le condizioni dei pazienti.
I blackout hanno alimentato la rabbia di commercianti e ristoratori, molti dei quali denunciano gravi perdite economiche e difficoltà nella conservazione degli alimenti.