L’impatto invisibile delle ondate di calore: i rischi per la mente e il corpo

13/07/2026

Le ondate di calore prolungate rappresentano una minaccia costante che non concede tregua nemmeno durante le ore notturne. Questo fenomeno meteorologico estremo non colpisce soltanto i soggetti tradizionalmente considerati fragili, ma agisce in modo invisibile insidiando il benessere e la salute dell’intera popolazione. Quando le temperature restano elevate per molti giorni consecutivi, il corpo umano subisce uno stress costante che altera profondamente i normali ritmi biologici e i meccanismi di difesa. Il professor Francesco Franceschi, direttore del Pronto soccorso del Policlinico Gemelli di Roma, evidenzia in un’intervista al Messaggero i meccanismi biologici legati a questa condizione: «Faccio un esempio: lo stress determinato dal fatto che si dorme peggio provoca un aumento del cortisolo e, di conseguenza, una diminuzione delle difese immunitarie. Si diventa più a rischio di contrarre malattie infettive. Più in generale, le persone sono maggiormente irritabili, sono soggette ad ansia, crisi di panico, disturbo dell’attenzione. Per questo possiamo verificare un incremento degli alterchi o degli incidenti stradali.»

Esistono segnali precisi che indicano come il caldo stia logorando l’organismo in modo subdolo, anche in individui che apparentemente godono di buona salute. Secondo il professor Franceschi, è fondamentale prestare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme specifici della vita quotidiana per capire quando la tolleranza termica è stata superata. Lo specialista sottolinea: «Dobbiamo preoccuparci quando cominciamo a commettere più errori del normale, a dimenticare le cose. Vuol dire che c’è una sofferenza, che non c’è la giusta lucidità. Altro fattore: quando s’inizia la giornata già stanchi al mattino. E questo ci fa sviluppare un senso di stanchezza estremo che ci rende meno attenti e più vulnerabili.» Questa prolungata carenza di lucidità si manifesta attraverso stanchezza accumulata, confusione mentale, rallentamento cognitivo, crampi notturni, debolezza muscolare, mal di testa costante e una forte frammentazione del sonno.

Il quadro clinico si complica notevolmente quando si analizzano le fasce di popolazione più deboli. Il dottor Mario Guarino, vicepresidente nazionale di Simeu e direttore della UOC di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza presso l’ospedale CTO di Napoli, chiarisce le dinamiche complesse che colpiscono la popolazione anziana: «Il pericolo maggiore riguarda gli anziani perché sono più fragili, e in modo particolare i pazienti con demenze. Tutti i sintomi corretti citati sopra, infatti, vanno calati su pazienti che non hanno le facoltà cognitive integre: non sanno neanche lamentare i sintomi o riconoscerli. Inoltre, negli anziani cala quasi sempre la sensazione di sete, per cui bevono meno.» La forte riduzione dell’apporto idrico blocca il meccanismo della sudorazione, impedendo al corpo di dissipare il calore interno in eccesso. Questo cortocircuito termico, specialmente in presenza di patologie pregresse, «li fa andare subito in shock, sia per la perdita elettrolitica sia per l’insufficienza renale.» A peggiorare la situazione interviene la stabilità delle terapie farmacologiche croniche. Durante i mesi estivi, molte cure andrebbero riadattate.

Accanto ai rischi diretti del clima, emergono pericoli legati all’uso scorretto dei sistemi di refrigerazione artificiale. L’aria condizionata, pur essendo uno strumento indispensabile per superare l’estate, può trasformarsi in una trappola per le vie respiratorie se utilizzata in modo improprio. Il dottor Massimo Magnanti, direttore del Pronto soccorso dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma, mette in guardia dai rischi legati agli sbalzi termici: «Quando non si gestisce bene il raffreddamento, quando il ventilatore è diretto, magari s’imposta una temperatura che va a creare un differenziale tra quella interna e quella esterna anche oltre i 10 gradi, le condizioni sono tali da causare seri problemi come le bronchiti. E abbiamo a che fare anche con polmoniti.» Infine, resta alto il monitoraggio sui colpi di calore, sebbene l’introduzione di tutele lavorative mirate, come il blocco delle attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, ne abbia ridotto l’incidenza complessiva. Il dottor Magnanti descrive questa patologia come un’alterazione grave dello stato mentale che può portare al sopore, con temperature corporee oltre i 39,5 gradi, cute calda e arrossata, ipotensione e tachicardia. La vera insidia risiede nel fatto che la confusione mentale generata dal colpo di calore impedisce al soggetto stesso di rendersi conto del pericolo in tempo utile per chiedere soccorso.

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