
A Milano le neomamme si dimettono di più che nel resto d’Italia: “Servono tariffe più basse per gli asili e orari più estesi”
A Milano conciliare lavoro e famiglia continua a essere una sfida difficile, soprattutto per le donne con figli piccoli. Secondo un’indagine della Città metropolitana basata sui dati dell’Ispettorato del lavoro, le dimissioni volontarie dei neogenitori nell’area milanese rappresentano oltre il 15% del totale nazionale, con un’incidenza femminile superiore alla media italiana.
Se nel Paese le donne costituiscono il 68% dei genitori che lasciano il lavoro dopo la nascita di un figlio, a Milano e nell’hinterland la percentuale sale al 76%. Un dato che evidenzia come il peso della cura familiare ricada ancora prevalentemente sulle madri, costrette spesso a rinunciare all’occupazione per la difficoltà di gestire gli impegni lavorativi insieme alla crescita dei figli.
Le ragioni che portano alle dimissioni sono diverse tra uomini e donne. Per molte madri il problema principale resta la mancanza di servizi adeguati e la complessità di conciliare gli orari di lavoro con quelli familiari. I padri, invece, nel 65% dei casi scelgono di lasciare il posto per cogliere nuove opportunità professionali, cercando impieghi ritenuti più vantaggiosi o meglio compatibili con le nuove esigenze familiari.
Di fronte a questo scenario, i sindacati chiedono interventi concreti per sostenere la genitorialità e favorire la permanenza nel mondo del lavoro. Tra le priorità indicate figurano l’aumento dei posti disponibili negli asili nido comunali e convenzionati, la riduzione delle rette e l’estensione degli orari di apertura, così da renderli più compatibili con le esigenze delle famiglie.
Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre una revisione della normativa sul congedo di paternità, con l’obiettivo di renderlo più vicino, per durata e tutele, a quello previsto per le madri. Una misura che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, contribuirebbe a una più equa distribuzione delle responsabilità familiari e aiuterebbe a ridurre il numero di donne costrette a lasciare il proprio impiego dopo la nascita di un figlio.