
A Torino ‘Microlino’ festeggia la produzione di 5000 vetture – Nasce un modello unico con autonomia di 220 km: “Il Piemonte è il posto migliore al mondo”
Importante traguardo per Microlino, la compatta city car elettrica ispirata al design degli anni Cinquanta. Dallo stabilimento AMFI (Automotive Micro Factory Italy) di La Loggia, alle porte di Torino, è uscita la vettura numero 5.000, un risultato celebrato con la realizzazione di un modello esclusivo creato su richiesta di un cliente europeo.
L’esemplare speciale si distingue per una carrozzeria nella tonalità Matt Bronze Cashmere, impreziosita da dettagli e tetto in nero opaco. L’abitacolo è stato rifinito con materiali di alta qualità, tra cui pelle italiana Mastrotto e Alcantara marrone, completati da cuciture artigianali eseguite a mano. Sedili, pannelli interni, rivestimenti e volante sono stati personalizzati con finiture di pregio, mentre le iniziali del proprietario sono state ricamate direttamente sul sedile, rendendo l’auto un pezzo unico.
Anche sotto il profilo tecnico il veicolo offre caratteristiche di rilievo. È equipaggiato con una batteria da 15 kWh che consente di percorrere fino a 220 chilometri con una sola ricarica e dispone inoltre dell’aria condizionata, migliorando il comfort durante la guida.
In occasione della consegna della cinquemillesima vettura, il cofondatore Oliver Ouboter ha ribadito l’importanza della produzione nel territorio torinese, sottolineando il valore della filiera locale e delle competenze artigianali che rendono possibile un elevato livello di personalizzazione.
“Ogni volta che una Microlino esce da questo stabilimento confermiamo una convinzione: il Piemonte è il posto migliore al mondo dove costruire vetture come la nostra. Qui esistono competenze artigianali e catene di fornitura d’eccellenza che altrove non si trovano. È questo territorio a permetterci di offrire un servizio sartoriale come quello di oggi: non potremmo customizzare a mano una vettura per un cliente europeo se producessimo dall’altra parte del mondo. Restare a Torino, per noi, è una scelta industriale prima ancora che affettiva”.