
Allarme sicurezza: “Attenzione a mostrare le dita in foto” – L’IA può estrarre le impronte digitali da foto ad alta definizione: cosa c’è di vero
Selfie e impronte digitali: perché l’allarme sull’IA riapre il dibattito sulla sicurezza biometrica. L’intelligenza artificiale, unita alle fotocamere di ultima generazione, potrebbe rendere più semplice ricavare impronte digitali da fotografie ad alta definizione. È quanto sostengono alcuni esperti di sicurezza informatica cinesi, secondo cui immagini molto nitide, come i selfie pubblicati sui social, potrebbero contenere dettagli sufficienti per ricostruire parzialmente le impronte delle dita e utilizzarle in tentativi di falsificazione dei sistemi biometrici.
L’attenzione sul tema è aumentata dopo un servizio trasmesso dalla televisione cinese, che ha mostrato come il classico gesto della “V” con le dita, spesso presente nelle fotografie condivise online, possa esporre dati biometrici se immortalato con dispositivi ad alta risoluzione. Secondo i ricercatori, grazie a obiettivi evoluti, zoom e software di elaborazione delle immagini, è possibile evidenziare le caratteristiche delle impronte anche da una distanza di alcuni metri.
Gli specialisti precisano che le impronte ottenute da una semplice fotografia non sono sempre sufficienti per superare direttamente i sistemi di autenticazione. Magli algoritmi di intelligenza artificiale possono integrare le parti mancanti e creare modelli sintetici che, in alcuni casi, potrebbero aggirare i controlli meno sofisticati. Le autorità cinesi segnalano inoltre un aumento dei furti d’identità che sfruttano dati biometrici, spesso combinando immagini reperite online con tecniche di stampa 3D o materiali siliconici per realizzare copie fisiche delle impronte.
Il problema, sottolineano diversi esperti internazionali, non riguarda soltanto la Cina. La diffusione di smartphone con sensori fotografici da oltre 50 megapixel e di video in 4K aumenta infatti la possibilità di acquisire involontariamente dettagli biometrici. Per questo motivo le aziende che sviluppano sistemi di riconoscimento ricordano che i dispositivi più avanzati adottano ulteriori verifiche, come il controllo della profondità o della conduttività della pelle, rendendo più difficile l’utilizzo di copie artificiali. I modelli meno evoluti, però, restano più esposti.
Per ridurre i rischi, gli esperti consigliano di evitare foto che mostrino chiaramente le dita, limitare la risoluzione delle immagini condivise online e prestare attenzione alle impostazioni dei social network, che spesso conservano i file nella loro qualità originale. Il dibattito evidenzia come la tutela dei dati biometrici stia diventando una priorità, poiché, a differenza di una password, un’impronta digitale non può essere cambiata una volta compromessa.