
API Torino: “Il 2026 per le imprese: segnali positivi ma grande cautela nelle scelte. Migliorano fatturato e produzione, ma è ancora alto il ricorso alla cassa integrazione”. I dati
“Il 2026 per le imprese: segnali positivi ma grande cautela nelle scelte. Migliorano fatturato e produzione, ma è ancora alto il ricorso alla cassa integrazione”. I dati
Grande attenzione ai segnali positivi, ma altrettanto grande cautela nelle decisioni. Le imprese torinesi guardano ai primi sei mesi del 2026 con un timido ottimismo e con un grado di fiducia che risale la china; molte pensano ad investire ma molte dovranno comunque ancora ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Sono i tratti principali della situazione descritta dall’indagine congiunturale di fine anno condotta dall’Ufficio Studi di API Torino che fornisce i dati consuntivi degli ultimi sei mesi del 2025 e quelli previsionali del primo semestre del 2026. “Ci lasciamo alle spalle altri dodici mesi complessi. Siamo, senza dubbio, nel pieno di un processo di trasformazione profondo, a livello locale e globale, che coinvolge direttamente le nostre imprese”, commenta Fabrizio Cellino, Presidente dell’Associazione, che aggiunge: “Le nostre aziende sono chiamate a confrontarsi con cambiamenti radicali, sfide tecnologiche di grande portata e un quadro normativo europeo che molti avvertono come eccessivamente stringente. In questo contesto, la parola d’ordine resta una sola: resistere, senza smettere di guardare avanti”. Cellino quindi indica le priorità per le imprese.
“Davanti a noi c’è un 2026 che può aprire a ulteriori miglioramenti, a patto che tutti, istituzioni, imprese, territori, agiscano con un obiettivo chiaro e condiviso: tornare concretamente sul sentiero della crescita e dello sviluppo. Soprattutto, abbiamo bisogno di un’Europa più attenta alle reali esigenze del sistema produttivo e di una classe dirigente che, a ogni livello di governo, sappia esercitare fino in fondo il proprio ruolo di leadership. Servono obiettivi comuni, chiari e condivisi da tutta l’Unione europea. Obiettivi, è bene ribadirlo, orientati allo sviluppo e alla crescita. In assenza di una visione di questo tipo, il rischio è evidente: essere schiacciati da un’America che si sgancia, da una Russia che non allenta la presa e da una Cina che continua a crescere, esportando sempre meno verso gli Stati Uniti e sempre di più verso l’Europa. Oggi, al netto di alcuni timidi segnali di discontinuità, l’Europa continua invece a rispondere soprattutto con nuove regole e ulteriore burocrazia, complicando l’attività delle imprese e la vita di cittadini e imprenditori. Non è un’Europa che difende il proprio tessuto produttivo. Non è l’Europa che vogliamo”. Ad avvalorare tutto questo sono i numeri elaborati dall’Ufficio Studi di API.
IL II SEMESTRE 2025, IN SINTESI “La seconda parte del 2025 ha visto complessivamente un progressivo recupero degli indicatori congiunturali dell’economia locale. I saldi relativi alla Produzione, agli Ordini e al Fatturato, pur non raggiungendo valori positivi, hanno continuato anche nel secondo semestre a migliorare”, dice Fabio Schena, responsabile dell’Ufficio Studi che ha condotto l’indagine. I dati di sintesi sono: saldo ordini -2,4% (contro il precedente -26,8%), saldo fatturato 0,0% (contro il precedente -21,20%) e saldo produzione -6,8% (contro il precedente -24,4%). Nonostante alcuni segnali incoraggianti raccolti in questi ultimi mesi, altri dati e informazioni restituiscono un quadro complessivo ancora non roseo. In sintesi: • raccolta ordini – Il 47,7% del campione ha ordini della durata massima di 30 giorni, percentuale che sale al 53,4% con riferimento alle imprese manifatturiere; • il livello degli investimenti – Migliora di 2,3 punti percentuali rispetto al primo semestre 2025, passando dal 49,2% al 51,5%. Il dato ritorna ai livelli osservati a partire dal 2024, rimanendo dunque ancora marcatamente distante dai valori medi degli anni precedenti, in particolare con riferimento al biennio 2022-2023 durante il quale il dato oscillava tra il 62% e il 65%. Si consolida il dato sugli investimenti «economicamente più rilevanti» giunto al 23,5% dei casi, contro il 21,3% di sei mesi fa; • media dei tempi di attesa per gli incassi – 200 giorni. Il 67,7% delle imprese denuncia difficoltà ad incassare i propri crediti, in linea con la media degli ultimi 2 anni.
PREVISIONI I SEMESTRE 2026 “Con riferimento ai primi sei mesi del 2026 non sono attesi scostamenti rilevanti rispetto al secondo semestre 2025. Gli indicatori congiunturali si attestano ai livelli consuntivati a dicembre”, precisa Schena. Le previsioni sugli ordini passano al +0,8%, quelle sul fatturato al -0,8%, mentre una flessione più marcata è attesa sulla produzione industriale, il cui saldo previsionale segna -9,2% contro il -6,8% di fine 2025. Segnali più incoraggianti provengono dalle imprese che operano per il mercato europeo (il 48,5% del campione): in questo caso il saldo previsionale sul fatturato è +3,2% contro il -9,8% di dicembre 2025. Il grado di fiducia è complessivamente in recupero, ma continua a rimanere negativo. Il saldo complessivo “ottimisti-pessimisti” sale al -7,2% dal precedente -21,9%. Tra le imprese dei comparti manifatturieri, nonostante la loro maggiore capacità di presidiare i mercati esteri, l’orientamento resta marcatamente volto al pessimismo con un saldo pari al -18,7%, mentre per il resto del campione (in prevalenza imprese di servizi) il grado di fiducia segna nuovi valori incoraggianti, pari a +15,2%. Il 34,9% delle imprese ha in programma nuovi investimenti per la prima parte del 2026. La programmazione di nuovi investimenti vede come di consueto una forte concentrazione per l’acquisto di nuovi impianti/macchinari (55,6% dei casi), seguono gli investimenti in «Rafforzamento delle competenze» (26,7%), «Impianti di energie rinnovabili» (26,7%), «Ricerca e Sviluppo» (24,4%), «Efficientamento energetico» (15,6%) e «Transizione digitale» (13,3%). Il ricorso agli ammortizzatori sociali si conferma sostenuto: il 20,9% delle imprese ne ha usufruito nel corso del secondo semestre dell’anno e le previsioni per la prima parte del 2026 portano a un nuovo aumento della platea stimato al 25,8%. Nel caso delle imprese manifatturiere le previsioni sono addirittura al 32,1%.