
Badante ucraina a giudizio per maltrattamenti ai danni di una 90enne
Le aule di piazzale Clodio tornano a occuparsi di un caso di cronaca che tocca da vicino la fragilità della terza età. Una donna ucraina di 66 anni è stata infatti rinviata a giudizio con le pesanti accuse di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti di una signora di 90 anni, invalida al 100%, presso la quale prestava servizio come assistente domiciliare. La decisione del giudice dell’udienza preliminare segna l’inizio di un percorso processuale che dovrà fare luce su un periodo di profonda sofferenza vissuto dall’anziana all’interno della propria abitazione in via Nomentana, nel cuore del quartiere Africano. Secondo la ricostruzione operata dalla procura di Roma, la convivenza iniziata nel settembre del 2023 si sarebbe trasformata in un incubo quotidiano fatto di vessazioni morali e fisiche, culminate in episodi di violenza che hanno lasciato segni evidenti sul corpo della vittima, oggi purtroppo deceduta.
L’imputata, che risiede nel nostro paese da molti anni e padroneggia perfettamente la lingua italiana, era stata assunta regolarmente tramite un’agenzia interinale, un dettaglio che aveva inizialmente rassicurato i figli della donna. Tuttavia, dietro una facciata di apparente professionalità, si sarebbe celata una condotta abituale volta a ledere l’integrità psicologica e morale della novantenne. Le carte dell’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Pierluigi Cipolla, descrivono un clima di costante tensione dove le urla e gli insulti erano diventati una consuetudine brutale. In diversi momenti la badante avrebbe apostrofato l’anziana con espressioni volgari e aggressive. Queste ingiurie non erano episodi isolati, ma facevano parte di un disegno criminoso più ampio che mirava a sottomettere e umiliare una persona totalmente dipendente dall’altrui assistenza a causa delle sue condizioni di salute.
L’episodio più cruento contestato alla 66enne risale al pomeriggio del 10 gennaio dello scorso anno. In quell’occasione, la badante avrebbe perso il controllo colpendo l’anziana con diversi pugni sulla schiena e sul resto del corpo. La furia dell’imputata non si sarebbe fermata qui, poiché nel capo d’imputazione le viene contestato anche di averle «tirato violentemente i capelli, costringendo la testa sul cuscino e schiacciandola sul letto con il suo corpo». Questa esplosione di violenza aveva causato vistosi ematomi che non erano passati inosservati ai parenti della vittima durante le loro visite. Quando i familiari chiesero spiegazioni immediate su quei segni, la donna cercò di sminuire l’accaduto con estrema freddezza, sostenendo che si trattasse di lividi accidentali che potevano manifestarsi durante i faticosi spostamenti necessari tra il letto e il bagno. La difesa dell’imputata, affidata all’avvocata Francesca Maggiorelli, punta comunque a smontare la tesi dell’accusa durante il futuro dibattimento.
La verità ha iniziato a emergere con chiarezza soltanto dopo la scomparsa dell’anziana, avvenuta in seguito a un ricovero ospedaliero per altre problematiche pregresse. Una vicina di casa, mossa dal senso civico, ha deciso di rivelare ai figli della vittima quanto udiva realmente dietro le porte chiuse dell’appartamento di via Nomentana. La testimone ha raccontato di aver sentito spesso grida strazianti e improperi diretti all’invalida, confermando i sospetti che i familiari avevano iniziato a nutrire dopo aver notato il cambiamento d’umore della madre. Uno dei figli si è quindi costituito parte civile nel processo, assistito dall’avvocato Cristiano Pazienti, deciso a ottenere giustizia per i soprusi subiti dalla madre. Le testimonianze dei condomini sono state giudicate decisive per il rinvio a giudizio, evidenziando quel nesso di abitualità nelle condotte vessatorie che aggrava la posizione della lavoratrice. Il processo pubblico si aprirà ufficialmente nel marzo del 2027 e dovrà stabilire le responsabilità penali definitive in una vicenda che mette ancora una volta in guardia sulla necessità di monitorare costantemente l’assistenza privata alle persone più vulnerabili.
M.M.