
Banche, ci saranno più di 3.000 assunzioni di giovani a inizio 2026. Ecco il piano di ricambio generazionale
Il settore bancario si prepara a un’importante inversione di tendenza sul fronte occupazionale. Nella prima parte del 2026 sono previste oltre 3.300 nuove assunzioni di giovani lavoratori, un dato che conferma come la contrattazione di secondo livello stia iniziando a produrre effetti concreti sul ricambio generazionale. A evidenziarlo è l’analisi condotta dalla Fisac Cgil sugli accordi siglati alla fine del 2025 con alcuni dei principali gruppi del credito.
Negli ultimi anni le banche italiane hanno attraversato una fase di profonda riorganizzazione, caratterizzata da una significativa riduzione degli organici. Un processo che, tuttavia, è sempre stato gestito senza licenziamenti, attraverso uscite volontarie, incentivate e prepensionamenti finanziati dal Fondo di solidarietà di settore, a carico degli stessi istituti. Questa strategia ha permesso di governare il cambiamento, ma ha anche ridotto sensibilmente la presenza di nuove generazioni all’interno delle aziende.
Gli accordi più recenti segnano però una svolta. In gruppi come UniCredit, Intesa Sanpaolo, Bper e Banco Bpm è stato rivisto il rapporto tra chi esce e chi entra, superando la prassi consolidata di un’assunzione ogni due uscite. Il tasso di sostituzione è stato innalzato, aprendo la strada a un numero maggiore di ingressi e a una graduale rigenerazione delle competenze. Secondo il sindacato, si tratta di un segnale positivo non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, perché indica una rinnovata attenzione alla costruzione di una “buona occupazione”.
Le oltre 3.300 assunzioni attese all’inizio del 2026 rappresentano quindi un passaggio significativo per il futuro del settore. In un contesto segnato da digitalizzazione, nuovi modelli organizzativi e trasformazioni tecnologiche, l’ingresso di giovani lavoratori può contribuire a rafforzare l’innovazione e la sostenibilità delle banche. Per la Fisac Cgil, la strada tracciata dagli accordi di fine 2025 dimostra che il dialogo sindacale può accompagnare i cambiamenti senza sacrificare il lavoro, ma anzi creando nuove opportunità per le generazioni che si affacciano ora al mondo del credito.