Caro-carburante, l’autotrasporto si ferma dal 20 al 25 aprile

17/04/2026

Il settore della logistica italiana si prepara a una settimana di paralisi quasi totale con la conferma ufficiale del fermo dell’autotrasporto indetto da Trasportounito. La protesta, che si snoderà dal 20 al 25 aprile, arriva in un momento di estrema tensione per l’economia nazionale, stretta tra la necessità di approvvigionamenti costanti e l’incapacità dei vettori di sostenere costi operativi diventati ormai insostenibili. Al centro della mobilitazione non c’è solo una rivendicazione salariale, ma un grido d’allarme che riguarda la sopravvivenza stessa di migliaia di piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del trasporto su gomma nel nostro Paese.

Maurizio Longo, segretario generale dell’associazione, ha delineato un quadro a tinte fosche per l’intera categoria, denunciando un isolamento istituzionale che aggrava una ferita già profonda. Secondo il segretario, «l’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti; e ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente; paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento». Questa durissima presa di posizione evidenzia un paradosso tutto italiano, dove l’attenzione dello Stato sembra manifestarsi esclusivamente attraverso la sorveglianza e i tentativi di bloccare le iniziative di protesta, piuttosto che nella ricerca di soluzioni strutturali alla crisi energetica che morde il settore.

Nonostante la Commissione di garanzia sugli scioperi avesse formalmente richiesto la revoca del fermo nei giorni precedenti, le sigle sindacali hanno deciso di procedere senza esitazioni. La determinazione degli autotrasportatori nasce dalla percezione di un’emergenza che non può più attendere i tempi lunghi della burocrazia o dei tavoli tecnici infruttuosi. Anche l’Associazione Nazionale Trasportatori Professionali ha ribadito la necessità dello stop, puntando il dito contro un rincaro dei prezzi alla pompa che definire fuori controllo è ormai un eufemismo. Le imprese lamentano un impatto letale sui propri bilanci, già messi a dura prova da anni di margini ridotti al minimo e da una concorrenza internazionale sempre più aggressiva.

La dimensione della crisi non è esclusivamente economica, ma assume contorni sociali preoccupanti. Molti padroncini e titolari di piccole aziende si trovano oggi a dover scegliere se continuare a viaggiare in perdita o fermare i propri mezzi per evitare di accumulare ulteriori passività. In questo scenario, Maurizio Longo ha spiegato che «la situazione attuale, a livello economico e sociale, del settore degli autotrasportatori è critica», aggiungendo un dettaglio fondamentale sulla missione della sua organizzazione in questa fase delicata. Il sindacato, infatti, non intende tutelare esclusivamente i propri iscritti, ma farsi portavoce di una sofferenza collettiva che attraversa l’intero mondo del trasporto merci.

L’obiettivo della protesta è dunque quello di forzare la mano a un governo che appare distratto o incapace di intervenire efficacemente sulle accise o su crediti d’imposta che possano realmente ossigenare i conti delle aziende. «L’idea del nostro sindacato non è solo rappresentare i nostri iscritti, ma tutti coloro che lavorano nel mondo dei trasporti su gomma. Il rincaro dei carburanti sta incidendo principalmente sui bilanci delle piccole e medie imprese alle quali noi, come sindacato, continuiamo a stare accanto», conclude Longo. Senza un intervento immediato, il rischio è che il fermo di aprile sia solo il preludio a una serie di fallimenti a catena che potrebbero compromettere definitivamente la capacità distributiva dell’Italia nel prossimo futuro. Il rincaro del carburante, in definitiva, non è più solo una voce di spesa, ma la causa scatenante di una spoliazione forzata di un intero comparto produttivo.

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