
Confindustria sul piano Casa: “Bene il Governo. Senza case accessibili, le imprese non crescono. Bisogna combattere l’emergenza abitativa”
Per Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, il nuovo Piano Casa promosso dal Governo rappresenta un passo positivo per affrontare un problema sempre più urgente.
La proposta prevede la costruzione di circa 100 mila abitazioni a prezzi accessibili nell’arco di dieci anni, grazie a un investimento pubblico di circa 10 miliardi di euro, affiancato dal contributo di capitali privati.
Per Confindustria, la questione abitativa non riguarda più soltanto il sociale, ma incide direttamente sull’economia. La difficoltà nel trovare alloggi a costi sostenibili limita infatti la possibilità per le imprese di attrarre lavoratori e quindi di crescere.
“Senza case accessibili, le imprese non crescono: è un dato di fatto – ribadisce Orsini – “Come Confindustria lo sosteniamo da tempo e accogliamo con favore il Piano Casa varato oggi dal Governo, che prevede 100 mila alloggi a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni e circa 10 miliardi di risorse pubbliche, oltre al contributo degli investitori privati.
L’emergenza abitativa in Italia, infatti, non è più solo una questione sociale: è diventata una questione industriale, perché incide direttamente sulla competitività delle imprese e sulla loro capacità di crescere.
Le aziende, oggi, fanno sempre più fatica a trovare lavoratori: da qui al 2040 avremo 5 milioni di persone in età lavorativa in meno, i giovani spesso scelgono di andare all’estero e quasi il 50% dei profili ricercati dalle imprese risulta difficile da reperire. A questo si aggiunge il costo delle abitazioni, ormai troppo disallineato rispetto ai salari medi non solo nelle grandi città, ma anche nei territori a forte vocazione industriale. Il risultato è un cortocircuito evidente: dove c’è lavoro mancano le persone, e dove ci sono le persone mancano le opportunità. Per questo la sfida dell’abitare riguarda da vicino la crescita del Paese, l’attrattività dei territori e il futuro del lavoro in Italia. La questione è seria e non possiamo più rimandare”.