
Dal 2028 si potranno personalizzare le targhe anche in Italia: creatività libera – Ecco i costi (e i limiti)
Dal 2028 anche in Italia potrebbe diventare possibile scegliere una targa personalizzata per auto e moto. L’annuncio è stato dato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la presentazione della Manovra, sottolineando con ironia la fantasia degli italiani, che “potrebbe farsi valere”.
L’introduzione di questa possibilità era già contemplata dalla riforma del Codice della Strada del 2002, ma non era mai stata concretizzata per l’assenza delle disposizioni necessarie. Con le nuove norme, approvate nell’ottobre 2026, sono stati definiti anche i costi, avvicinando l’attuazione del progetto.
Per ottenere una targa su misura destinata a un’automobile sarà necessario spendere complessivamente 600 euro: 500 andranno all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, mentre altri 100 euro saranno destinati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La cifra comprende entrambe le targhe e sostituisce il costo ordinario del contrassegno. Per le motociclette, invece, la spesa totale sarà di 360 euro.
La domanda dovrà essere presentata al ministero competente, che controllerà se la combinazione richiesta è disponibile e autorizzerà successivamente la produzione. Il testo normativo consente una “successione e impiego di caratteri alfanumerici personalizzati”, ma resta da chiarire quanto sarà ampia la libertà nella scelta delle lettere e dei numeri.
Esisteranno comunque precise restrizioni: saranno escluse sequenze offensive, ingannevoli o ambigue e ogni combinazione dovrà essere esclusiva. Per i veicoli già immatricolati, la sostituzione sarà consentita soltanto in caso di furto, smarrimento o danneggiamento della targa. Inoltre, la combinazione scelta rimarrà associata al mezzo anche dopo la vendita, senza possibilità di trasferirla su un’altra automobile.
Il nuovo Codice della Strada entrerà in vigore il 30 aprile 2027, mentre le disposizioni operative sono previste dal 1° gennaio 2028, subordinatamente all’approvazione dei regolamenti attuativi.
All’estero le tariffe variano notevolmente: in Germania bastano meno di 15 euro, mentre in Belgio si superano i 1.000 euro e in Finlandia si raggiunge una cifra simile. L’Italia si prepara così a introdurre una novità con costi relativamente elevati e regole ancora da definire nei dettagli.
L’immagine da Il Punto Economico