Eni scopre un maxi-giacimento di gas in Egitto: 56 miliardi di metri cubi

08/04/2026

In un periodo storico caratterizzato da una profonda incertezza geopolitica e da una caccia globale alle risorse energetiche che non accenna a placarsi, l’Eni ha annunciato il ritrovamento di quello che può essere definito un vero e proprio tesoro sottomarino. La nuova maxi-scoperta di gas è avvenuta in Egitto, una terra dove il gruppo guidato da Claudio Descalzi opera già con successo attraverso il giacimento gigante Zohr. Le prime stime emerse dalle attività esplorative sono impressionanti: si parla di un potenziale di circa 2 trilioni di piedi cubi, che equivalgono a ben 56 miliardi di metri cubi di gas naturale. Per comprendere meglio l’entità di questa scoperta, basti pensare che la cifra si avvicina sensibilmente ai 63 miliardi di metri cubi che l’Italia consuma mediamente in un intero anno. Ma la dote non finisce qui, poiché ai volumi di gas si aggiungono circa 130 milioni di barili di condensati associati, individuati grazie alle perforazioni del pozzo esplorativo Denise W 1, situato nella concessione offshore di Temsah, nelle acque del Mediterraneo orientale.

Il giacimento si trova in una posizione strategica, a circa 70 chilometri dalla costa egiziana e a una profondità d’acqua di 95 metri. L’aspetto forse più rilevante per gli analisti è la vicinanza estrema, meno di 10 chilometri, alle infrastrutture produttive già esistenti. Questo dettaglio tecnico non è affatto trascurabile, poiché permette di attivare sinergie operative che consentiranno uno sviluppo accelerato dell’impianto, riducendo i tempi necessari per portare la risorsa sul mercato. Tuttavia, è bene precisare che questo nuovo flusso di gas non varcherà i confini egiziani per essere esportato verso l’Europa. La strategia del Cane a Sei Zampe è infatti molto chiara e punta a consolidare il mercato interno del Paese ospitante, contribuendo alla sua stabilità energetica.

L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha voluto sottolineare con precisione la visione che muove queste operazioni nel Nord Africa. In una nota ufficiale, il gruppo ha spiegato: «La scoperta evidenzia l’impegno di Eni nel supportare gli obiettivi nazionali dell’Egitto di incrementare le riserve e aumentare la produzione di gas, contribuendo così al rafforzamento della sicurezza energetica del Paese». Non si tratta solo di una questione di volumi: «Questa nuova scoperta conferma la strategia vincente di Eni nel rivitalizzare in modo significativo gli asset produttivi attraverso esplorazione near-field e infrastructure led». Questo significa, in parole povere, scommettere su aree già note e vicine alle facility esistenti per massimizzare i benefici e accelerare la messa in produzione.

Il legame tra l’Eni e l’Egitto è solido e duraturo, affondando le radici nel lontano 1954. Nel corso dei decenni, la società ha costruito un portafoglio estremamente diversificato che spazia dall’esplorazione allo sviluppo, raggiungendo nel 2025 una produzione complessiva di petrolio e gas pari all’equivalente di 242mila barili. L’operazione del pozzo Denise W 1 è figlia di un accordo vincolante siglato nel luglio 2025 per il rinnovo ventennale della concessione Temsah, dove Eni detiene una partecipazione paritetica al 50% insieme a Bp. La gestione operativa è affidata a Petrobel, una joint venture nata dalla collaborazione tra Eni ed Egpc.

La scoperta arriva in un momento cruciale per il Cairo, che sta lottando per gestire un deficit di produzione interna che si attesta sui 25 miliardi di metri cubi all’anno, a fronte di una domanda nazionale che tocca i 70 miliardi. Fino ad oggi, l’Egitto ha dovuto sopperire a questa mancanza importando massicciamente gas da Israele, ma le turbolenze belliche in Medio Oriente hanno reso questi flussi estremamente volatili. Israele, proprio in questi giorni, ha riattivato le esportazioni verso l’Egitto dopo una fase di riduzione forzata dovuta alla chiusura temporanea di alcuni giacimenti per ragioni di sicurezza. Contemporaneamente, il governo israeliano ha deciso di posticipare i lavori di manutenzione di alcune raffinerie per potenziare la produzione di carburante del 10%. In questo scacchiere energetico in continua evoluzione, la scoperta di Eni rappresenta per l’Egitto un’assicurazione fondamentale per il futuro, permettendo al Paese di ridurre la dipendenza dalle importazioni estere in un momento di estrema tensione sui mercati internazionali.

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