
Eredità Gucci, il paradosso infinito. La figlia Allegra attacca: “Chi ha ucciso ha incassato, chi ha perso il padre ha pagato”
La vicenda dell’eredità Gucci torna al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica, a oltre trent’anni dall’omicidio di Maurizio Gucci, avvenuto nel 1995 e per il quale è stata condannata l’ex moglie Patrizia Reggiani. La questione riguarda il lungo contenzioso economico tra Reggiani e le figlie Alessandra e Allegra Gucci, legato all’accordo di divorzio che prevedeva un assegno annuale molto elevato per l’ex moglie, poi diventato nel tempo una somma complessiva di decine di milioni di euro.
In origine, l’intesa stipulata tra le parti prevedeva un vitalizio superiore al milione di franchi svizzeri l’anno, cifra che negli anni sarebbe arrivata a circa 35 milioni di euro. Le due sorelle avevano contestato tale accordo rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, cercando di ottenere l’annullamento della sentenza che le obbligava a rispettarlo. Tuttavia, la Cedu ha deciso di non entrare nel merito del ricorso, ritenendolo non procedibile anche alla luce dell’accordo già raggiunto nel 2023 tra madre e figlie, pari a 3,9 milioni di euro.
Secondo i giudici, quell’intesa ha di fatto chiuso la controversia, poiché le sorelle hanno accettato una cifra inferiore rispetto a quanto inizialmente previsto e hanno rinunciato a ulteriori pretese legali. Rimane inoltre il nodo dell’indegnità successoria, mai riconosciuta a Patrizia Reggiani, nonostante la condanna per aver commissionato l’omicidio dell’ex marito.
Dopo la decisione della Corte, Allegra Gucci è intervenuta pubblicamente sui social esprimendo forte dissenso. Nel suo messaggio ha ribadito: “Chi ha ucciso ha incassato, chi ha perso il padre ha pagato”. La figlia dell’imprenditore ha contestato la narrazione della vicenda, sostenendo che non si sia trattato di un accordo volontario ma di una scelta obbligata per evitare conseguenze legali e il rischio di pignoramenti.
Nel suo lungo sfogo, Allegra ha definito la situazione come una forma di pressione giudiziaria.
Come riporta la redazione di Rainews.it “Le due sorelle Gucci si sono rivolte alla Corte Europea “non per ragioni economiche, ma per ottenere ciò che il sistema giudiziario italiano aveva loro negato – si legge nel lungo post – : il riconoscimento dell’aberrazione prodotta da sentenze che le avevano condannate a pagare oltre quaranta milioni di franchi svizzeri all’assassina del padre. La Cedu non ha detto che avevano torto.
Non ha esaminato il merito. Ha fatto qualcosa di molto più frustrante: ha archiviato il caso senza decidere”.
“I soldi, per ironia feroce, avrebbero dovuto provenire dall’eredità lasciata alle figlie di Maurizio Gucci: l’uomo che quella donna aveva fatto assassinare il 27 marzo 1995”, prosegue Allegra Gucci. Dal post emerge la rabbia e la frustrazione per questa vicenda che a suo dire è stata riportata con “titoli sensazionalistici ma profondamente inesatti”.
Non c’è stato nessun accordo segreto, precisa la figlia di Maurizio Gucci. “Allegra e Alessandra hanno dovuto negoziare sotto la minaccia concreta di procedure esecutive, il pignoramento dei beni, compresa l’abitazione. Pagare 3,9 milioni era l’unico modo per chiudere una controversia che, diversamente, si sarebbe protratta indefinitamente – si legge ancora nella nota pubblicata su Instagram -. Non era un accordo libero. Era resa davanti a una sentenza che non avrebbe mai dovuto esistere”.
E poi l’amarezza finale. “Immaginate che qualcuno venga rapito e costretto a pagare un riscatto per riottenere la libertà. Una volta pagato, si rivolge ai tribunali per far condannare i rapitori e ottenere giustizia. Ma la risposta è: ‘Ha già pagato il riscatto, la questione è risolta’”, conclude la nota di Allegra Gucci”.