Firmato l’accordo per il nuovo contratto dei dipendenti statali

10/06/2026

La firma apposta sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto delle Funzioni centrali rappresenta una svolta di portata storica per tutto il panorama del pubblico impiego in Italia. Per la prima volta, infatti, un accordo di questa natura viene sottoscritto all’unanimità nel corso del suo stesso periodo di vigenza, coprendo il triennio che va dal 2025 al 2027. L’intesa è stata raggiunta presso la sede dell’Aran, l’organismo governativo deputato alla contrattazione, guidato da Antonio Naddeo. La platea interessata da questo provvedimento comprende circa duecentomila lavoratori, suddivisi tra personale dei ministeri, dipendenti delle agenzie fiscali e impiegati degli enti pubblici non economici. L’accordo, per diventare pienamente operativo, dovrà ora seguire l’iter burocratico previsto, ottenendo il via libera definitivo da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, della Corte dei Conti e di Palazzo Chigi.

Dal punto di vista economico, il nuovo contratto introduce incrementi significativi nelle buste paga dei dipendenti pubblici. Le cifre variano in base all’inquadramento e alla qualifica professionale, con un aumento medio lordo mensile stimato in circa 161 euro. Nel dettaglio, gli operatori riceveranno un incremento mensile di 126,60 euro lordi, mentre per la categoria degli assistenti la cifra sale a 133,20 euro. Per i funzionari è previsto un aumento di 161 euro, mentre la quota massima tocca i 221 euro lordi mensili per il personale inquadrato nelle Elevate professionalità. Questo risultato si inserisce in un percorso di accelerazione fortemente voluto dal ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, il quale ha espresso grande soddisfazione: «per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica, un contratto del comparto Funzioni centrali viene firmato dentro il triennio di competenza. È un segnale concreto che la Pa può funzionare in modo moderno ed efficiente». Anche il vertice dell’Aran ha espresso stupore per la rapidità dei lavori: «la sottoscrizione di tre contratti per le Funzioni centrali in poco più di quattro anni era qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa».

Accanto alle componenti strettamente salariali, il testo del contratto introduce innovazioni normative di rilievo sul fronte tecnologico. Per contrastare i rischi legati all’automazione selvaggia, sono state definite regole precise per limitare l’impatto degli algoritmi e disciplinare l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi valutativi e organizzativi, come ad esempio la definizione dei turni di lavoro. Il principio cardine stabilito è che la responsabilità finale ricadrà sempre sul dirigente, indipendentemente dai sistemi digitali utilizzati. L’accordo ha trovato la convergenza di tutte le sigle sindacali, segnando anche il riavvicinamento della Cgil, che non aveva firmato il precedente rinnovo. Il sindacato ha ottenuto l’introduzione di una clausola di monitoraggio costante dell’inflazione, come spiegato da Federico Bozzanca (segretario generale Fp Cgil): «Tra i punti principali della pre-intesa figura, oltre a un incremento a regime mensile da 126 a 221 euro, la verifica del possibile scostamento tra gli incrementi contrattuali e l’inflazione che si andrà a registrare, per individuare ulteriori risorse a tutela dei salari».

I vantaggi del nuovo assetto contrattuale toccano anche molti aspetti legati ai diritti individuali e al benessere organizzativo dei dipendenti pubblici. Roberto Chierchia (segretario generale Cisl Fp) ha voluto mettere in evidenza il progresso complessivo delle retribuzioni: «sommando i risultati dell’intesa appena raggiunta con quelli ottenuti con il contratto 2022-2024 si arriva a un incremento di circa il 12% delle retribuzioni». Una delle novità più rilevanti sul piano dell’equità sociale è l’eliminazione di una disparità storica durata trent’anni, grazie al recognition del medesimo numero di giorni di ferie annuali per i neoassunti rispetto ai colleghi con maggiore anzianità di servizio. Massimo Battaglia (segretario generale Confsal Unsa) ha espresso la propria approvazione per il testo: «questo è un Ccnl che consente il recupero dell’inflazione e per noi è un grande risultato specialmente in questo contesto politico ed economico. L’accordo inoltre rafforza le relazioni sindacali e introduce maggiori forme di flessibilità».

Ulteriori elementi di flessibilità e conciliazione tra vita privata e lavorativa sono stati evidenziati da Rita Longobardi (segretaria generale Uil Fp), la quale ha evidenziato «l’ampliamento delle possibilità di flessibilità lavorativa e di accesso al lavoro agile e da remoto e la riduzione della pausa pranzo fino a 10 minuti su richiesta». L’attenzione ai dipendenti si riflette anche nella tutela della salute e nello sviluppo delle carriere, come sottolineato da Marco Carlomagno (segretario generale Flp): «bene l’introduzione e il rafforzamento dei permessi per la partecipazione agli screening oncologici quale misura di prevenzione della salute. Altrettanto importante il riconoscimento della certificazione delle competenze». Infine, l’accordo recepisce ufficialmente i recenti orientamenti della magistratura del lavoro di Roma e Torino in merito alla retribuzione dei periodi di vacanza. Da questo momento, infatti, le indennità legate ai turni, al lavoro notturno e a quello festivo saranno pienamente conteggiate e corrisposte anche durante i giorni di ferie, garantendo buste paga più ricche e coerenti.

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