
Il mistero di Michelangelo: svelate le opere segrete che si credevano bruciate
Il cuore pulsante della cristianità, la Basilica di San Pietro, è diventato lo scenario di una rivelazione storica che sta scuotendo le fondamenta della storia dell’arte rinascimentale. Dalla primavera dello scorso anno, un comitato scientifico di altissimo profilo sta lavorando nel massimo riserbo per riscrivere la cronaca degli ultimi giorni di vita di Michelangelo Buonarroti, portando alla luce un segreto custodito per cinque secoli. La leggenda, alimentata anche dal biografo Giorgio Vasari, voleva che il Divin Artista avesse dato alle fiamme gran parte dei suoi disegni e bozzetti poco prima di spirare, nel tentativo di non mostrare la fatica dietro la perfezione delle sue opere. Tuttavia, la realtà che emerge dalle ultime indagini racconta una storia di protezione e ingegno piuttosto che di distruzione.
Tutto ha avuto inizio grazie al lavoro decennale di Valentina Salerno, una ricercatrice indipendente che ha saputo collegare documenti rimasti sepolti in archivi internazionali, da quello di Stato a quello Vaticano. Attraverso l’analisi di testamenti, atti notarili e inventari spesso inediti, è stato possibile ricostruire la sorte di almeno una ventina di opere finora sconosciute o mai attribuite con certezza al maestro. Il quadro che si delinea è quello di un Michelangelo quasi novantenne che, presagendo la fine nella sua casa di via Macel de’ Corvi a Roma, decise di affidare il proprio testamento artistico a una cerchia ristrettissima di allievi e amici fedeli. Invece di bruciare il suo tesoro, lo fece trasferire in blocco in un cubicolo segreto, mettendolo al sicuro da mani predatrici. Questo spiega perché, nel febbraio del 1564, il notaio Francesco Tomassino non trovò quasi nulla durante l’inventario ufficiale: la maggior parte della produzione era già stata occultata altrove.
L’impatto di questa ricerca è stato tale da spingere il cardinale arciprete Mauro Gambetti a istituire un comitato di esperti mondiali, che ha incluso nomi come Barbara Jatta dei Musei Vaticani e Hugo Chapman del British Museum. La serietà dell’impresa è testimoniata dal fatto che i lavori sono proseguiti persino durante i giorni concitati della Sede Vacante, dopo la morte di Papa Francesco nella primavera scorsa. A confermare indirettamente la solidità di queste nuove tracce è arrivata un’asta record a Londra, dove un piccolo bozzetto raffigurante il piede della Sibilla Libica è stato venduto per oltre 27 milioni di dollari. La traccia di attribuzione seguita dagli esperti internazionali ricalca esattamente il percorso documentale individuato dalla ricercatrice italiana, passando per figure come Daniele da Volterra e Michele degli Alberti.
Proprio Valentina Salerno, riflettendo sull’eccezionalità del ritrovamento e sulle prospettive che si aprono, ha sottolineato l’importanza dei passaggi ereditari legati ai collaboratori più stretti del Maestro: «Vedendo quell’asta ho avuto un tuffo al cuore. Effettivamente quel piccolo disegno è di Michelangelo e ci sono tutti i passaggi che naturalmente anche io ho ricostruito nel dettaglio, comprese alcune tappe d’attribuzione che paradossalmente mancano alla casa d’aste. Per me è una gioia». Secondo Salerno, per comprendere appieno la portata di questa scoperta è necessario analizzare i contratti di spoliazione dell’epoca e i legami con i suoi accoliti. «Come sappiamo morirà circondato da Michele degli Alberti e Feliciano da San Vito, i suoi più stretti accoliti nominati suoi esecutori. È da lì che bisogna ripartire per risalire al contratto di spoliazione di Blasio Betti, con il passaggio delle chiavi della famosa stanza segreta, il cubicolo, in cui Michelangelo aveva fatto arrivare il suo tesoro per non farlo cadere nelle mani di chi non riteneva all’altezza. Dalle carte, infatti, risulta evidente una frattura, avvenuta dopo la morte del Maestro, tra Roma e Firenze».
Questa frattura tra le due città simbolo del Rinascimento apre una nuova fase di ricerca che promette di far riemergere sculture e sanguigne a lungo considerate perdute o confuse con copie di bottega. La caccia alle opere segrete di Michelangelo è ormai ufficialmente aperta, promettendo di svelare ancora molti dei tesori che il genio toscano volle sottrarre alla vista dei contemporanei per consegnarli, quasi intatti, alla storia del futuro.