
In Italia nascono le gomme delle Supercar – Nel Tce Bridgestone si producono i pneumatici del futuro, ad alta tecnologia
In Italia, a Castel Romano, alle porte di Roma, si trova uno dei principali centri di ricerca e sviluppo di Bridgestone, dove vengono progettati e realizzati pneumatici ad alta tecnologia destinati alle auto sportive più esclusive. Il Technical Center Europe rappresenta uno dei tre poli più importanti del gruppo giapponese e impiega quasi 600 professionisti provenienti da 14 Paesi, tra ingegneri, chimici, informatici e tecnici specializzati impegnati nello sviluppo di soluzioni innovative per il settore automobilistico.
Nel sito vengono studiate nuove mescole, progettati battistrada e collaudati prototipi destinati sia alle vetture ad alte prestazioni sia ai mezzi commerciali, agricoli e industriali destinati ai mercati di Europa, Medio Oriente, India e Africa. Una parte significativa della produzione è riservata agli pneumatici di primo equipaggiamento per marchi prestigiosi come Ferrari e Lamborghini, sviluppati in stretta collaborazione con le case automobilistiche per adattarsi alle caratteristiche di ogni singolo modello.
Lo stabilimento produce ogni anno circa 25 mila pneumatici, con l’obiettivo di arrivare a 40 mila.
Si tratta di una produzione limitata rispetto ai grandi impianti industriali, poiché ogni gomma richiede un elevato livello di lavorazione specializzata e controlli di qualità, combinando tecnologia avanzata e intervento umano. Tra i progetti più significativi figurano gli pneumatici destinati a modelli come Ferrari Purosangue, Lamborghini Revuelto, Huracán e Sterrato.
Grande attenzione è dedicata anche alla sostenibilità ambientale. Bridgestone punta infatti a realizzare entro il 2050 pneumatici completamente sostenibili e ha già ridotto del 50% le emissioni del sito produttivo, raggiungendo il traguardo con diversi anni di anticipo rispetto agli obiettivi europei. Un ruolo centrale è svolto dal simulatore Virtual Tyre Development, che permette di testare virtualmente le prestazioni degli pneumatici, riducendo fino a 40 mila chilometri di prove su strada e consentendo un notevole risparmio di materie prime, energia ed emissioni di CO₂.