
Incentivi ai medici che limitano le prescrizioni: è polemica
Se un medico di famiglia contiene il numero di esami prescritti ai propri assistiti, alla fine dell’anno può ottenere un premio economico. È la misura introdotta nell’Azienda sanitaria di Modena, dove un accordo con la Fimmg prevede un incentivo di 1,2 euro per assistito all’anno per chi resta entro specifiche soglie di prescrizioni. L’obiettivo dichiarato è ridurre la spesa sanitaria e alleggerire le liste di attesa, agendo soprattutto su branche come chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, Tac, risonanze, gastroscopie e colonscopie.
Il direttore dell’Ausl di Modena, Mattia Altini, ha sintetizzato così la filosofia alla base dell’accordo: «L’obiettivo non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente meno, ma fornire strumenti e dati per prescrivere meglio, incentivando ad essere virtuosi». Ma la misura ha sollevato reazioni immediate. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione in Regione, mentre Cgil, Cisl e Uil contestano apertamente l’accordo: «Il condizionamento dello scambio economico non è accettabile», denunciano i sindacati.
Il tema, però, va oltre i confini emiliani. Le liste d’attesa sono un’emergenza nazionale e il problema dell’inappropriatezza diagnostica è noto da anni. Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un’intervista al Messaggero, aveva sottolineato l’aumento delle prescrizioni come effetto della medicina difensiva: «Dobbiamo assicurarci che ogni cittadino abbia accesso agli esami di cui ha realmente bisogno. I medici, spesso sotto pressione, ricorrono a visite per proteggersi da potenziali denunce». Per limitare il fenomeno, a settembre il governo ha varato un provvedimento che aumenta le tutele per i sanitari.
I dati confermano la portata del problema. In diversi studi la quota di esami inappropriati varia tra il 30% e il 40%. In Puglia, grazie a un sistema di intelligenza artificiale, è emerso che solo il 39% delle richieste di diagnostica era pienamente appropriato, mentre il 43% risultava inappropriato. La presidente della Società italiana di radiologia, Nicoletta Gandolfo, aveva spiegato: «Ogni dieci esami di diagnostica per immagini, quattro sono inappropriati». Una quota che ingolfa gli ospedali e rende ancora più difficile smaltire le liste.
Resta la questione etica. Un incentivo economico può spingere i medici a tagliare troppo? Il presidente dell’Ordine dei medici di Modena, Carlo Curatola, ha risposto con un prudente «no comment», ricordando però l’articolo 30 del codice deontologico che vieta ai medici di trovarsi in situazioni dove la scelta professionale possa essere subordinata a vantaggi economici.
La Regione Emilia-Romagna difende il modello, spiegando al Messaggero che non si tratta di una novità. Province come Piacenza, Parma e Reggio Emilia lo hanno già applicato ottenendo risultati migliori sul fronte della spesa rispetto a Bologna, Ferrara e alla Romagna, dove il modello non è adottato. Anche altrove in Italia sono stati sperimentati meccanismi simili: in Veneto, nel 2023, fu introdotto un incentivo mirato al contenimento della spesa per esami e farmaci. L’assessore regionale Massimo Fabi assicura: «Non è un incentivo a prescrivere meno, ma meglio».
Il nodo resta aperto: tra l’esigenza di razionalizzare le risorse e il rischio di limitare trattamenti necessari, il confronto è destinato a proseguire anche a livello nazionale.