
Jamie Dimon (JP Morgan) lancia l’allarme: “In arrivo un grande crack finanziario come nel 2008. Si rischia un’altra gravissima crisi economica”. La situazione
L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, ha espresso forte apprensione per lo stato dell’economia americana, sottolineando come l’attuale clima competitivo nel settore bancario gli ricordi quello che precedette la crisi finanziaria del 2008.
E anche se molti analisti lodano le politiche fiscali e la deregolamentazione introdotte dall’amministrazione Trump, ritenendole capaci di sostenere la crescita nel breve periodo, Dimon ha spiegato – durante il consueto incontro annuale con gli investitori – di preferire un approccio prudente, concentrandosi sui possibili rischi nascosti quando il mercato appare troppo ottimista.
«La mia opinione è che le persone si stiano un po’ tranquillizzando sul fatto che questi prezzi elevati degli asset e i volumi elevati siano reali e che non avremo problemi», ha affermato Dimon.
Secondo il numero uno di JPMorgan, è inevitabile che l’attuale fase espansiva prima o poi cambi direzione. «Un giorno ci sarà un ciclo… Non so quale confluenza di eventi causerà quel ciclo. Sono molto in ansia al riguardo”, ha detto Dimon. «Non mi conforta il fatto che i prezzi degli asset siano alti. Anzi, credo che questo aumenti il rischio».
Nelle ultime settimane, i mercati sono stati scossi anche dai timori legati all’impatto che i modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Anthropic e OpenAI potrebbero avere su numerosi comparti, in particolare quello del software. Nonostante queste tensioni, l’indice S&P 500 resta vicino ai massimi storici.
Parallelamente, le difficoltà nel credito alle aziende tecnologiche hanno messo sotto pressione il settore del private lending. La scorsa settimana Blue Owl ha alimentato le preoccupazioni annunciando la vendita di alcune attività per far fronte alle richieste di rimborso da parte degli investitori, provocando un calo dei titoli di grandi gestori alternativi come KKR e Blackstone.
L’episodio ha spinto diversi osservatori a interrogarsi sull’eventualità che sia già iniziata una fase di contrazione più ampia del credito. «C’è sempre una sorpresa in un ciclo del credito», ha detto Dimon. «Non ci si aspettava che le utility e le compagnie telefoniche fossero le più colpite nel 2008 e nel 2009, e questa volta potrebbe essere il software, grazie all’intelligenza artificiale».
Dimon ha infine confermato di condividere le valutazioni espresse dai suoi collaboratori in merito ai rischi crescenti nel comparto del credito privato, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione in una fase che, nonostante l’apparente solidità dei mercati, potrebbe nascondere vulnerabilità significative.