
Lazio anonima in Sardegna. Rovella si rompe la clavicola: stagione finita
Undici punti. A tanto ammonta il distacco dall’ultima posizione “europea” in classifica per la Lazio di Sarri dopo il punticino rimediato con il Cagliari ieri sera, sabato 21 febbraio. E così, anche gli ultimi irriducibili dovranno abbandonare le speranze: per quest’anno la Serie A non potrà regalare una qualificazione alle prossime coppe europee. L’ultima speranza rimane aggrappata al cammino in Coppa Italia: un’eventuale vittoria finale regalerebbe un pass diretto all’Europa League che per questa travagliata stagione sarebbe oro che cola. Per quanto riguarda il campionato, invece, l’ultimo obiettivo rimasto è il derby di metà maggio.
Il risultato di ieri non è però l’unica nota negativa della serata, purtroppo.
La Lazio torna nella Capitale in uno stato di vero e proprio choc, consapevole che questa perdita tecnica e umana pesa come un macigno in un reparto già ridotto all’osso. La spedizione in terra sarda era iniziata con sei assenze pesanti e si conclude con la certezza di aver perso un altro elemento cardine fino alla fine del torneo. In questo scenario desolante, il peso della manovra ricadrà quasi interamente su Danilo Cataldi, che tuttavia avrebbe avuto un estremo bisogno di riposo per gestire le proprie energie. La classifica della squadra di Maurizio Sarri continua a navigare in acque anonime, nonostante il settimo risultato utile consecutivo ottenuto in trasferta, una statistica che però non sembra scaldare i cuori né muovere le ambizioni di un gruppo che appare privo di traguardi mentali definiti. Senza obiettivi concreti, alzare i giri del motore diventa un’impresa titanica anche per un allenatore esperto. «Non è semplice, ma il gruppo è sano. Abbiamo sbagliato qualche scelta, qualche cosa tecnicamente, ma la squadra era dentro la partita».
Queste sono state le prime parole del Comandante nel post-partita, un’analisi lucida che non ha risparmiato riflessioni profonde sul clima che circonda la squadra. Sarri ha toccato il tasto dolente dell’assenza dei tifosi, un vuoto che si avverte pesantemente sia nelle gare casalinghe che in quelle fuori casa. Se all’Olimpico la scelta del tifo organizzato viene rispettata pur con rammarico, le restrizioni per le trasferte hanno suscitato una reazione ancora più amara nel tecnico, che ha definito la situazione quasi anticostituzionale, sottolineando come quattromila persone stiano pagando per le colpe di pochi. La mancanza del calore del pubblico è stata descritta come un problema enorme, specialmente in vista delle sfide future e del dibattito sempre aperto sul Flaminio. «Essere senza tifosi non aiuta. Io non mi faccio promotore di niente perché accetto e rispetto la loro scelta. A noi mancano, è un’assenza pesante. È una decisione loro in casa, in trasferta è anticostituzionale perché per cinquanta persone stanno pagando in quattromila, i soliti che ci seguivano »
Sul fronte tattico, le analisi si sono spostate anche sulle prestazioni individuali, in particolare su quella di Daniel Maldini, che Sarri continua a vedere come un attaccante dalle caratteristiche ancora da inquadrare pienamente. L’allenatore ha spiegato che il ragazzo rimane una punta atipica, più incline a venire incontro al portatore di palla che ad aggredire la profondità o l’area di rigore avversaria, individuando proprio in questo aspetto il margine di miglioramento necessario per fare il salto di qualità definitivo. Una nota di speranza è arrivata invece dal ritorno di Mattia Zaccagni, che ha finalmente superato una lesione addominale.