
Lazio, l’ultimo treno per l’Europa passa dalla Coppa Italia
In un clima che oscilla pericolosamente tra la rassegnazione tattica e la speranza istituzionale, la Lazio si prepara ad affrontare l’andata della semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta in un Olimpico che promette di essere più silenzioso del solito. Maurizio Sarri, con la consueta schiettezza che talvolta scivola nel fatalismo, ha aperto la vigilia svelando un retroscena quasi surreale avvenuto con il direttore sportivo Fabiani poco prima della conferenza stampa: “Ho parlato col ds e mi ha detto che bisogna accettare qualsiasi risultato”. Una frase che suona come uno scudo protettivo per un tecnico finito nel mirino della critica dopo il crollo verticale di Torino, ma che stride con le ambizioni di Claudio Lotito, il quale continua a vedere nella coppa nazionale l’unico sentiero rimasto praticabile per ritornare in Europa e dare un senso a una stagione fin qui deficitaria.
La realtà del campo parla di un undicesimo posto in classifica e di una squadra che il tecnico stesso ha definito “triste e spenta”, ma Sarri rigetta l’idea che un cambio di modulo possa essere la panacea di tutti i mali. “La tattica è nulla di fronte all’atteggiamento. A Torino avrei potuto cambiare sette moduli, il risultato sarebbe stato lo stesso. Se si è vista una Lazio triste e spenta è colpa di tutti, della squadra, della società, dell’ambiente, dello staff e del mister”, ha ammesso l’allenatore, cercando di spostare l’attenzione sulla necessità di ritrovare quell’orgoglio che ha permesso ai biancocelesti di eliminare due big nei turni precedenti. La sfida contro l’Atalanta diventa così il termometro definitivo per capire se il gruppo ha ancora energie mentali da spendere o se, come sussurrato da molti, la testa fosse già proiettata a questo doppio confronto ancor prima di scendere in campo in campionato.
Il progetto laziale, secondo Sarri, necessita però di una visione che vada oltre il singolo risultato, parlando apertamente di un “anno zero” che deve necessariamente evolversi. “Se questo era l’anno zero, il prossimo dev’essere l’anno “uno”. La Lazio deve fare investimenti importanti per tornare in Europa, avere una forza economica superiore per colmare il gap, per esempio, con l’Atalanta che ha iniziato un percorso 10 anni fa e si ritrova in Champions”, ha spiegato il tecnico, lanciando un messaggio chiaro alla proprietà sulla necessità di rinforzi strutturali. Nonostante le voci di un possibile ribaltone tecnico, Sarri sembra voler restare impermeabile alle pressioni esterne: “se uno a Roma sta dietro le polemiche si ammazza dopo 15 giorni” e ribadendo che, nonostante la sensazione di un futuro “nebuloso e incerto” per alcuni elementi della rosa, il gruppo rimane allenabile e sano.
A rendere ancora più cupo lo scenario è la massiccia contestazione dei tifosi, che stasera diserteranno gli spalti lasciando l’Olimpico con meno di cinquemila spettatori, molti dei quali presenti grazie alle iniziative di gratuità per scuole e famiglie. I gruppi organizzati hanno scelto di far sentire la propria voce dall’esterno, radunandosi sotto la Curva Nord per sostenere la squadra senza però avallare le scelte della società. Una decisione che Sarri rispetta profondamente, pur ammettendo il vuoto lasciato dal pubblico: “Spero che da dentro si possano sentire i cori, sarebbe un grande segno di partecipazione. Io rispetto i motivi della decisione di non entrare allo stadio, ma ripeto anche che i tifosi ci mancano”. Il tentativo di riavvicinare la squadra alla gente con un passaggio del pullman a Ponte Milvio è stato però stroncato dalla questura, aggiungendo un ulteriore velo di malinconia a una serata che doveva essere di festa e che invece somiglia sempre più a un esame di coscienza collettivo.