
,L’Europa vuole bloccare l’uso dei Social ai minori di 15 anni – Allarme dipendenza. Cosa può cambiare
Quanto tempo passano davvero i ragazzi davanti allo smartphone? E quanto di quel tempo è frutto di una scelta, e quanto invece dei meccanismi studiati dalle piattaforme per attirare l’attenzione? L’Europa prova a intervenire con l’EU Kids Act, una proposta pensata per rendere più sicuro il rapporto tra minori e mondo digitale.
Il progetto prevede regole diverse in base all’età. Gli under 13 non potrebbero accedere ai social, mentre tra i 13 e i 15 anni l’utilizzo sarebbe possibile attraverso account limitati e collegati a un genitore, con contatti più controllati e un possibile tetto di un’ora al giorno. Dai 15 anni, invece, i ragazzi potrebbero gestire autonomamente il proprio profilo.
L’obiettivo è affrontare alcuni dei problemi legati all’uso precoce dei social: dipendenza da smartphone, scrolling continuo, contatti indesiderati e contenuti pericolosi. Secondo un sondaggio Eurobarometro, il 91% degli europei ritiene necessarie regole più severe per proteggere i minori online. Il 36% indica il divieto di accesso sotto una determinata età come la misura con maggiore sostegno.
Le preoccupazioni non riguardano però soltanto il tempo trascorso davanti allo schermo. Circa sette europei su dieci si dichiarano allarmati da fenomeni come cyberbullismo, adescamento online ed esposizione a contenuti dannosi. Più contenuta, ma comunque significativa, è la preoccupazione per le funzioni progettate per creare dipendenza, come notifiche e scorrimento infinito.
Proprio qui entra in gioco il principio del “safe by design”: la sicurezza dovrebbe essere incorporata direttamente nelle piattaforme, anziché affidata soltanto alle famiglie. Tra le ipotesi ci sono profili privati per impostazione predefinita, maggiori limiti ai contatti con estranei e restrizioni per geolocalizzazione, microfono e fotocamera.
Le associazioni che difendono i diritti dei minori, però, chiedono attenzione: affidare ai genitori la gestione degli account rischierebbe di spostare sulle famiglie una responsabilità che dovrebbe ricadere anche sulle grandi piattaforme. E resta un dubbio: vietare o limitare l’accesso potrebbe spingere alcuni adolescenti verso spazi online ancora meno controllati.
La stretta, inoltre, potrebbe riguardare non solo i social, ma anche videogiochi online, assistenti di intelligenza artificiale e chatbot. La partita europea, insomma, non riguarda più soltanto quanto tempo i ragazzi trascorrono online, ma soprattutto il modo in cui il digitale viene progettato per loro.