
Milano – Durissima risposta della famiglia del pusher ucciso, dopo la lettera del poliziotto: “Ammazzare una persona non è un errore. E’ qualcosa di orribile”
Durissima risposta dei familiari di Abderrahim Mansouri dopo la lettera inviata dal carcere dall’agente che il 26 gennaio gli ha sparato nel boschetto di Rogoredo. La famiglia respinge con fermezza l’idea che si sia trattato di uno sbaglio, ricordando quanto scritto nella lettera dell’assistente capo Cinturrino e replicando con parole durissime: “Ammazzare una persona non è un errore. E’ qualcosa di orribile”.
Nel loro intervento sottolineano: “Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile”. A loro giudizio, oltre alla sparatoria, restano ombre sulla presunta ricostruzione dei fatti e sull’eventuale coinvolgimento di altre persone. Se le ipotesi emerse venissero confermate, sostengono, il poliziotto avrebbe dovuto essere fermato molto prima e non soltanto per l’uccisione del giovane.
Al centro dell’inchiesta c’è anche la questione dell’arma a salve ritrovata accanto al corpo, che non apparteneva al ventottenne e che, secondo gli investigatori, sarebbe stata posizionata successivamente per simulare una minaccia.
Dal penitenziario, l’agente ha affidato al suo avvocato Piero Porciani uno scritto intitolato “Triste e pentito”. Nel testo si legge: “Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia – ha scritto il poliziotto 42enne in una lettera che ha consegnato al suo legale Piero Porciani -. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto. Ma mi sono sentito disperato”.
L’uomo ribadisce di aver agito perché convinto di essere in pericolo, sostenendo di aver visto la vittima impugnare un’arma. Ma le indagini hanno messo in discussione questa versione. Nella lettera l’agente si definisce un servitore dello Stato integerrimo, respingendo anche le accuse di comportamenti aggressivi e di presunte richieste di denaro agli spacciatori della zona.