
Milano – Leonardo Del Vecchio vende il palazzo in via Turati e l’ex sede di via Montenapoleone. Ecco le cifre e la sua strategia
Leonardo Maria Del Vecchio sta ridisegnando la propria strategia finanziaria e immobiliare in vista di un’operazione molto più ampia legata alla partecipazione nella holding di famiglia Delfin. L’imprenditore, che detiene il 12,5% della cassaforte, attraverso la sua Lmdv Capital ha avviato la cessione di alcuni asset di pregio a Milano, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione in vista dell’acquisto di un ulteriore 25% delle quote oggi in mano ai fratelli Luca e Paola.
Tra gli immobili messi sul mercato figura il palazzo di sei piani in via Turati, recentemente diventato sede del suo family office e che ospita anche il Twiga. L’edificio è stato valutato circa 58 milioni di euro e potrebbe generare una plusvalenza di circa 34 milioni rispetto al valore di acquisto.
Il contratto di vendita prevede comunque che l’immobile resti affittato alla stessa Lmdv Capital per un periodo lungo, fino a otto anni con possibilità di rinnovo. In parallelo è stata avviata anche la vendita di due piani dell’ex sede di via Montenapoleone, nel cuore del Quadrilatero della moda, con una stima intorno ai 20 milioni.
“È una rotazione di asset per la società che investe, fa crescere i suoi asset e poi fa cassa -s piega Il Corriere della Sera – ” Ma, anche se l’incasso è contenuto, è da interpretare come un segnale alle banche chiamate a finanziare per 10 miliardi l’acquisto delle quote Delfin che porterebbero il quarto figlio di Leonardo Del Vecchio al 37,5% della cassaforte. Con l’onere di versare circa 400 milioni di interessi l’anno. Il negoziato sulle condizioni del prestito sarebbe per ora in stand-by, con una riflessione da parte delle banche (Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole) che hanno visto il net asset value di Delfin scendere poco sotto 45 miliardi, con il titolo Essilux diminuito dal picco dei 320 euro di novembre agli attuali 174, seppur di nuovo in crescita (ieri +3%). Si succedono i colloqui con i tre istituti ma Lmdv Capital avrebbe contattato anche altre banche nel caso in cui non si chiudesse con tutti e tre gli istituti. Estensione delle garanzie In discussione ci sarebbe ora l’estensione delle garanzie, ora fissate sul 25% che Leonardo Maria rileverà attraverso il veicolo Lmdv Fin (secondo lo statuto di Delfin, le persone fisiche non possono dare azioni pegno) e la definizione di un valore floor (soglia minima) del titolo Essilux. Rassicurazioni sul fronte dell’andamento della multinazionale sono arrivate alle banche dallo stesso Francesco Milleri, presidente di Delfin nonché presidente e ceo di Essilux, che è intervenuto presso le banche illustrando strategie e traiettorie. Agli istituti è stato spiegato che una fase successiva (il prestito è a 18 mesi), la stessa Delfin potrebbe rilevare parte delle quote di Leonardo Maria attraverso un buyback e poi ridistribuirle tra gli stessi soci oppure quotarsi in Borsa. Sul negoziato con le banche – aggiunge il Corriere – “pesa anche l’incertezza dell’accordo tra gli eredi, visto che Rocco Basilico ha impugnato i risultati dell’assemblea Delfin del 27 aprile, vale a dire il passaggio delle quote a Leonardo Maria e l’innalzamento all’80% del tetto dei dividendi. Ci vorrà almeno un anno per avere la sentenza. Delfin e gli altri eredi vogliono comunque accelerare. Con la speranza di chiudere anche la partita con Rocco, magari con l’acquisto delle sue quote da parte della stessa Delfin che ha circa 5 miliardi di riserve. E potrebbe nell’anno iniziare a dismettere qualche partecipazione bancaria se dovesse accelerare la nuova fase di risiko finanziario”.