
Milano: “Salvate la libreria Hoepli!”. Parte con grande successo la petizione: “Il Comune le dia lo status di ‘Bottega storica’”
Continua a crescere la mobilitazione per salvare la storica libreria Hoepli di Milano, dopo la decisione di avviare la liquidazione della società. In poche ore una petizione online lanciata su Change.org ha raccolto oltre 20mila firme, segno di una forte partecipazione da parte di cittadini, lettori e appassionati che chiedono alle istituzioni di intervenire per tutelare uno dei luoghi culturali più simbolici della città.
L’iniziativa invita il Comune di Milano a riconoscere ufficialmente il valore storico della libreria attribuendole il titolo di “bottega storica”. Secondo i promotori, questo riconoscimento potrebbe contribuire a salvaguardare l’attività e a preservare un punto di riferimento culturale frequentato per generazioni da studenti, professionisti e appassionati di lettura.
Nel testo della petizione si sottolinea il ruolo che Hoepli ha avuto nel tempo nella vita culturale milanese. Viene infatti descritta come “Luogo di cultura e conoscenza”, uno spazio che negli anni ha accolto lettori, studenti e professionisti di diversi settori. Non solo un negozio di libri, ma un ambiente dove si sono incontrate idee, studio e passione per la conoscenza.
Il documento ribadisce inoltre che “non è solo un negozio; è un pezzo vitale della storia e dell’anima di Milano”. Secondo i promotori, in un periodo in cui il digitale e la globalizzazione mettono a rischio molte realtà culturali tradizionali, diventa ancora più importante proteggere luoghi simbolici che rappresentano l’identità della città. Molte metropoli nel mondo, infatti, adottano misure specifiche per salvaguardare attività storiche e presidi culturali.
Ottenere lo status di bottega storica potrebbe offrire nuove opportunità di sostegno economico e istituzionale, favorendo la continuità dell’attività nel tempo. La libreria, fondata nel 1870 dal libraio svizzero Ulrico Hoepli e situata nell’omonima via nel centro di Milano, conta oggi 89 dipendenti. Per i lavoratori era stata avanzata nei giorni scorsi la richiesta di cassa integrazione per 13 settimane, ma i sindacati hanno spiegato che non è stato raggiunto alcun accordo con l’azienda.
Alla base della crisi che ha portato alla decisione di liquidare la società ci sarebbero difficoltà economiche e un lungo conflitto tra i soci, in particolare tra la famiglia Hoepli e i Nava. Nel frattempo la mobilitazione dei cittadini continua, con l’obiettivo di evitare la chiusura di una realtà considerata da molti un patrimonio culturale della città.