
Ostia, i balneari bocciati dal Tar del Lazio sui bandi per le spiagge
Il panorama delle concessioni demaniali sul litorale romano vive una svolta determinante a seguito della decisione assunta dalla V sezione ter del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. I giudici amministrativi hanno infatti respinto i ricorsi presentati da alcuni degli storici gestori degli stabilimenti di Ostia, confermando la validità dell’operato del Campidoglio. La vicenda ha origine nell’aprile del 2024, quando la Giunta guidata da Roberto Gualtieri ha varato una delibera specifica contenente i criteri per la valorizzazione del litorale di Roma Capitale, avviando un percorso che ha condotto alla pubblicazione di trentuno bandi per l’affidamento delle aree demaniali a fini turistici e ricreativi. Gli ex concessionari avevano impugnato tali provvedimenti lamentando gravi irregolarità che, a loro dire, avrebbero reso impossibile la formulazione di proposte economicamente sostenibili.
Nello specifico, le contestazioni mosse dai vecchi gestori puntavano il dito contro la mancata previsione di indennizzi per gli investimenti non ancora ammortizzati e l’assenza di criteri certi per il piano economico finanziario. Secondo le tesi sostenute dai ricorrenti, l’avviso pubblico sarebbe stato viziato da «violazioni che direttamente investono la possibilità di formulare un’offerta congrua, sostenibile e consapevole, perché incidono sugli elementi fondamentali del rapporto concessorio». Veniva inoltre criticata la durata ridotta delle concessioni, limitata a una singola stagione balneare con opzione per i due anni successivi, ritenuta inidonea rispetto al termine minimo di cinque anni previsto dalla normativa vigente. Un altro punto di forte frizione riguardava l’introduzione di una royalty calcolata sul fatturato complessivo, giudicata eccessiva rispetto alla base d’asta originaria.
Il Tar del Lazio ha però smontato queste tesi, sottolineando come l’estensione delle vecchie concessioni fino al 2027 o 2028 sia stata pensata dal legislatore proprio per consentire il passaggio ordinato ai nuovi modelli di gara. Nelle sentenze si legge che il tempo concesso serve per far sì che «il compimento delle attività necessarie per il rilascio delle concessioni secondo il nuovo modulo procedimentale necessitasse di un apprezzabile lasso temporale, tanto da giustificare nelle more l’estensione della durata dei titoli in essere per salvaguardare la continuità dei servizi sulle spiagge in favore dell’utenza». Di conseguenza, lo strumento della gara ponte utilizzato dal Comune è stato ritenuto ragionevole poiché garantisce la prosecuzione delle attività in attesa di procedure più ampie e strutturate.
I giudici hanno anche promosso la scelta di Roma Capitale di legare la valorizzazione del patrimonio non solo a un rialzo del canone fisso, ma a una royalty proporzionale ai guadagni realizzati, definendo tale meccanismo non irragionevole. Allo stato attuale, dei 31 bandi complessivi, 7 risultano già avere una durata pluriennale, mentre i restanti 24 fungono da raccordo in attesa della piena operatività del Piano di utilizzazione degli arenili. Gli avvicendamenti tra i vecchi e i nuovi gestori sono già una realtà per diverse strutture storiche del litorale, tra cui spiccano nomi noti come Battistini, La Vela, Bicocca e l’Orsa Maggiore. Mentre molte firme sui contratti sono già state apposte, altre 15 concessioni verranno formalizzate nelle prossime ore, segnando definitivamente l’inizio di una nuova gestione per le spiagge di Ostia.