Pacchetto Sicurezza e scudo penale: le nuove tutele per agenti e cittadini

04/02/2026

Il governo si prepara a varare un pacchetto di riforme volto a rafforzare le tutele per chi opera quotidianamente in divisa e per i cittadini che si trovano costretti a difendersi in situazioni di estremo pericolo. Al centro del dibattito normativo, che approderà a breve in Consiglio dei ministri, vi è la volontà di superare l’attuale automatismo che prevede l’iscrizione nel registro degli indagati per quegli agenti o privati che fanno ricorso alle armi o alla forza fisica per necessità di salvataggio. Sebbene molti esperti preferiscano non utilizzare la definizione di scudo penale, la sostanza del provvedimento punta proprio a creare un filtro giuridico che eviti le conseguenze immediate e spesso penalizzanti di un’indagine giudiziaria avviata come atto dovuto. La proposta prevede infatti l’istituzione di un registro parallelo, una sorta di zona franca dove verrebbero iscritti i soggetti che hanno agito in un contesto di legittima difesa rafforzata, lasciando comunque al magistrato l’ultima parola sulla valutazione della condotta.

L’attuale sistema di iscrizione nel registro degli indagati, pur essendo nato come una garanzia per consentire l’esercizio del diritto di difesa e la conoscenza dell’esistenza di un’indagine, produce spesso un effetto domino devastante per la vita professionale di chi indossa una divisa. Finire sotto inchiesta per aver svolto il proprio dovere può comportare bruschi rallentamenti nella carriera, procedimenti disciplinari e persino sospensioni cautelari che possono protrarsi per cinque anni con il dimezzamento dello stipendio. Il governo ha già cercato di mitigare queste criticità con precedenti norme che prevedono un sostegno economico per le spese legali fino a diecimila euro per grado di giudizio, ma la lentezza burocratica nell’erogazione di questi fondi costringe spesso gli interessati ad affrontare mesi di apnea finanziaria per pagare perizie e avvocati.

La nuova architettura legislativa, composta da un decreto legge e un disegno di legge, mira dunque a trasformare la necessità di difendersi da un guaio giudiziario certo a una condizione protetta. Le interlocuzioni con il Quirinale sono in corso per garantire che i profili di costituzionalità siano pienamente rispettati, motivo per cui i testi sono stati attentamente visionati dal Capo dello Stato prima della discussione collegiale. Il pacchetto sicurezza non si limita però solo alla difesa personale, ma include anche misure come il potenziamento del Daspo urbano, il fermo preventivo per manifestanti sospetti e restrizioni sull’uso di armi da taglio per i minori. È rimasta invece fuori dalla bozza la proposta di inserire una cauzione per i manifestanti, un’idea caldeggiata da una parte della maggioranza ma scartata per evitare criticità con la Presidenza della Repubblica e per il rischio di incentivare cortei non autorizzati.

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