Roma, tunisino 22enne aggredisce persone a caso: è libero

06/02/2026

L’atmosfera che si respira tra i vicoli di San Lorenzo negli ultimi giorni ha il sapore amaro dell’impotenza. Uno dei quartieri storicamente più vivi e complessi della capitale si ritrova oggi a fare i conti con un’ombra che spunta all’improvviso, celata sotto il cappuccio di una felpa. Non si tratta di criminalità organizzata né di una strategia premeditata, ma della violenza cieca e imprevedibile di un ragazzo di 22 anni che sembra essere scivolato attraverso tutte le maglie della rete sociale e giudiziaria italiana. Questo giovane, nato in Tunisia nel 2003 e senza una dimora fissa, è diventato il centro di un incubo collettivo, trasformando una passeggiata quotidiana in un potenziale incontro con il pronto soccorso.

La cronaca più recente ci parla di atti che lasciano senza parole per la loro gratuità. Lunedì scorso l’ultimo episodio: una donna in sella alla bici con il figlio di 10 anni è stata colpita improvvisamente con un pugno al volto dal tunisino, senza motivo. L’impatto è stato così devastante da causarle fratture multiple che oggi richiedono un intervento chirurgico ricostruttivo. Poche ore dopo, un’altra madre è stata aggredita nello stesso modo, sempre sotto lo sguardo terrorizzato del proprio bambino. Questi episodi non sono che la punta dell’iceberg di una condotta che va avanti da anni, alimentata da un disagio psichico evidente che però non trova una collocazione, né nel sistema carcerario, né in quello sanitario.

Il vero nodo della questione risiede in un paradosso normativo che sembra non avere via d’uscita. Codice penale alla mano, le condizioni mentali del 22enne rendono spesso impossibile procedere con un arresto tradizionale. Allo stesso tempo, il sistema sanitario sembra giocare a un tragico ping-pong con la strada. Solo pochi giorni fa, il giovane era stato accompagnato al Policlinico Umberto I in codice rosso psichiatrico, ma il personale medico non ha ritenuto necessario un ricovero prolungato. Il risultato è stato che, la mattina successiva, l’aggressore era di nuovo libero di vagare per le stesse strade dove aveva seminato dolore, arrivando persino a incrociare nuovamente una delle sue vittime.

Scavando nel passato del giovane nordafricano si scopre un curriculum di illegalità e disagio che parte lontano. Dal 2023 le forze dell’ordine si occupano di lui quasi mensilmente. Danni alle auto, piccoli furti, minacce, resistenza a pubblico ufficiale e persino episodi di vilipendio di tombe. Ogni volta il copione si ripete: fermo, identificazione e rilascio a causa dell’incapacità di intendere e volere. Nel 2025 era stato persino trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria, ma ne è uscito poco dopo perché il fermo non è stato convalidato. Forse per la sua richiesta di protezione internazionale, forse per la sua salute mentale, il meccanismo del rimpatrio si è inceppato, restituendolo a un quartiere che ormai vive nel terrore.

Le testimonianze che emergono dopo la diffusione dei video delle aggressioni sono agghiaccianti e mostrano quanto la paura fosse già radicata. Carolina, architetto di 29 anni, racconta di uno schiaffo ricevuto in pieno volto senza alcun motivo mentre tornava a casa. Il suo aggressore l’ha guardata e le ha detto semplicemente: «vai vai», lasciandola pietrificata in mezzo alla strada. Storie simili arrivano da ogni angolo: una 12enne colpita mentre andava a scuola, operatrici ecologiche assalite durante il turno di lavoro. Sono tante le vittime del 22enne che continua con le sue aggressioni nella più totale impunità.

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