San Lorenzo in Lucina: rimosso il volto dell’«angelo Meloni»

05/02/2026

Nella navata destra della Basilica di San Lorenzo in Lucina, il pellegrinaggio non è più soltanto spirituale o artistico, ma si è trasformato in un fenomeno di costume che attira curiosi da ogni angolo d’Italia. C’è la scolaresca arrivata da Pordenone che, tra una visita a un monumento e l’altra, ha deviato il proprio percorso per osservare da vicino quello che è stato ribattezzato l’affresco della discordia. Turisti provenienti da Rimini e coppie di romani entrano speranzosi, smartphone alla mano, con l’obiettivo di catturare un selfie con l’angelo che fino a pochi giorni fa prestava il volto alla premier Giorgia Meloni. La delusione è però palpabile tra i banchi della chiesa: al posto dei lineamenti familiari della presidente del Consiglio ora campeggia un volto sbiancato e frettolosamente intonacato. In questo scenario sospeso, tra i visitatori serpeggia il dubbio se sia esteticamente preferibile il vuoto attuale o la pezza messa per coprire l’opera contestata.

A tentare di riportare ordine nella vicenda è monsignor Daniele Micheletti, parroco della basilica, il quale chiarisce senza mezzi termini le ragioni di un intervento così radicale. Il religioso spiega che la decisione non è stata un’iniziativa isolata ma il frutto di una direttiva precisa: «abbiamo seguito l’indicazione del Vicariato di Roma. Quel volto era troppo divisivo. Come succede in Italia, si sono create subito due fazioni». Con un pizzico di ironia, il parroco si lancia in una sorta di analisi statistica del sentimento popolare, commentando che «diciamo che quell’angelo piaceva al 48% di quelli che lo hanno visto, ma disturbava il 46% degli altri», lasciando un piccolo margine agli indecisi. La priorità per la parrocchia era preservare l’armonia del luogo sacro, minacciata non solo dalle discussioni ma anche dalla ressa di curiosi che, armati di tecnologia, rischiavano di disturbare persino le funzioni religiose.

Il futuro dell’affresco rimane tuttavia avvolto nell’incertezza. Monsignor Micheletti ammette che la rimozione era necessaria, ma il ripristino dell’opera originale si scontra con ostacoli tecnici non indifferenti. La Soprintendenza dovrà fornire indicazioni precise su come procedere, ma negli archivi della chiesa mancano fotografie nitide del dipinto com’era venti anni fa, prima che il tempo lo ammalorasse. Esistono solo immagini oblique che rendono difficile una ricostruzione fedele dei lineamenti originali. Il parroco, arrivato a San Lorenzo in Lucina solo nel 2020, riconosce onestamente che al momento del restauro effettuato nei giorni scorsi «ho ravvisato una certa somiglianza con la premier», sebbene l’autore dell’intervento, il pittore e sacrestano Bruno Valentinetti, avesse assicurato di voler semplicemente rispettare il disegno originale.

Proprio Valentinetti, autore dell’opera e del successivo restauro contestato, sembra vivere con estrema tensione l’attenzione mediatica che lo ha travolto. Nascosto in una delle cappelle laterali della basilica, l’artista reagisce con stizza ai tentativi di approccio della stampa, alzando la voce e rivendicando la propria libertà di non rispondere. Eppure, nonostante la chiusura, un piccolo segnale di compiacimento trapela quando, incrociando un passante nella piazza antistante la chiesa che rimpiange l’opera precedente, Valentinetti si lascia andare a un sorriso ammiccante commentando con un sintetico «eh, hai visto che roba?». Resta così aperta la ferita sul muro della basilica, in attesa che esperti e documenti d’archivio possano restituire un volto all’angelo che non faccia più discutere la politica e i fedeli.

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