
Siderurgia europea, Eurofer lancia l’allarme: costi del carbonio in forte aumento “Senza le giuste condizioni la transizione ecologica rischia di trasformarsi in una minaccia”
L’industria siderurgica europea si trova davanti a una sfida sempre più delicata: ridurre le emissioni senza compromettere la sostenibilità economica delle aziende. A lanciare l’allarme è Eurofer, l’associazione che rappresenta il settore dell’acciaio europeo, secondo cui i costi legati al carbonio potrebbero passare dai 3,4 miliardi di euro previsti per il 2026 agli 8,2 miliardi nel 2031, anche considerando gli investimenti già programmati per rendere la produzione meno inquinante.
Uno dei problemi principali riguarda gli impianti tradizionali, per i quali il costo delle emissioni potrebbe aumentare fino a rendere poco conveniente la produzione. Allo stesso tempo, diversi progetti di decarbonizzazione procedono con difficoltà: oltre 10 milioni di tonnellate di capacità produttiva risultano infatti bloccate a causa del peggioramento delle condizioni economiche.
Eurofer evidenzia inoltre il pericolo del carbon leakage, ovvero il rischio che le produzioni si spostino fuori dall’Unione europea, dove le regole ambientali possono essere meno stringenti. Una situazione che potrebbe penalizzare le imprese europee esposte alla concorrenza internazionale e mettere sotto pressione anche le filiere che utilizzano l’acciaio.
Per affrontare il problema, Eurofer chiede di modificare gradualmente il sistema ETS, rallentando nei prossimi anni la riduzione delle quote gratuite.
Secondo l’associazione, la transizione dovrebbe essere accompagnata da condizioni più favorevoli: energia pulita a costi sostenibili, maggiore protezione commerciale, disponibilità di rottami e incentivi agli investimenti. L’obiettivo è conciliare la riduzione delle emissioni con la capacità dell’industria europea di rimanere competitiva.