
Torino – Primo suicidio assistito in Piemonte: muore in casa con il supporto dell’Asl. Svolta sul fine vita
In Piemonte si è registrato il primo caso di suicidio medicalmente assistito. L’uomo, colpito da una patologia degenerativa senza possibilità di guarigione, è deceduto nella propria abitazione al termine di un iter iniziato mesi prima. La procedura si è svolta in ambito domestico, con la presenza di operatori sanitari scelti direttamente dal paziente e con il supporto organizzativo dell’Asl TO4, che ha confermato l’accaduto.
La richiesta era stata presentata tra nove e dieci mesi fa e ha comportato un percorso complesso, fatto di accertamenti clinici, valutazioni tecniche e passaggi formali. In una prima fase l’azienda sanitaria aveva riconosciuto la sussistenza delle condizioni previste dalle pronunce della Corte costituzionale, ma aveva dichiarato di non poter assicurare né i medicinali né l’assistenza necessaria. La situazione si è poi sbloccata grazie all’intervento della Regione, che con una circolare ha richiamato le aziende sanitarie all’obbligo di applicare quanto stabilito dalla giurisprudenza.
L’iter prevede che, dopo la domanda formale e la verifica dei requisiti da parte di una commissione, venga costituita un’équipe di professionisti volontari incaricati di affiancare il paziente nell’auto-somministrazione del farmaco. Sulla vicenda è intervenuta anche l’Associazione Luca Coscioni, sottolineando la necessità di rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta.
La Regione ha ribadito di attenersi alle sentenze, ma ha escluso l’intenzione di varare una legge regionale, ritenendo che la materia spetti al Parlamento. Rimane aperta la questione dei costi: si attende un chiarimento del Ministero della Salute sulle spese e sul farmaco utilizzato, che potrebbero gravare sui familiari. Su richiesta della famiglia, l’Asl non ha diffuso ulteriori informazioni.