
Torna il Sei Nazioni di rugby, per Roma un tesoro da 44 milioni di euro
La capitale si prepara a vivere un periodo di grande fermento sportivo e culturale con l’arrivo del prestigioso torneo Sei Nazioni di rugby, un evento che ormai rappresenta per la città molto più di una semplice serie di competizioni agonistiche. Il primo appuntamento è fissato per questo sabato, quando il prato dello Stadio Olimpico vedrà scendere in campo la nazionale italiana contro la Scozia, mentre esattamente un mese dopo, il 7 marzo, sarà la volta dell’atteso confronto con l’Inghilterra. Entrambi i match hanno già fatto registrare il tutto esaurito, confermando come la passione per la palla ovale sia in costante ascesa. Tuttavia, per l’economia capitolina, questi incontri si traducono in una sorta di tesoretto. Il pubblico del rugby è infatti storicamente composto da turisti “altospendenti” che scelgono di soggiornare a Roma per più giorni, trasformando la trasferta sportiva in una vera e propria vacanza culturale, con benefici tangibili per il settore ricettivo e commerciale.
L’assessore allo Sport e al Turismo, Alessandro Onorato, ha evidenziato come il Campidoglio lavori intensamente su questo evento per massimizzarne le ricadute positive. Oltre all’aspetto puramente economico, l’amministrazione punta molto sui valori educativi della disciplina, coinvolgendo migliaia di studenti romani in progetti dedicati. Onorato ha spiegato con chiarezza l’importanza strategica della manifestazione: «Questa iniziativa impreziosisce il Sei Nazioni che per Roma è un appuntamento fondamentale. Genera occupazione, crea nuovi flussi turistici con decine di migliaia di spettatori che arrivano dall’estero e migliora la visibilità di Roma a livello mondiale: in tre anni, secondo lo studio di Teha Group, sui social le partite del torneo a Roma hanno raggiunto 332,2 milioni di persone con oltre il 70% delle attivazioni dall’estero. E poi sviluppa l’economia con un impatto che nel 2025 è stato di 6,3 milioni, in crescita del 19% sul 2023».
I dati analitici relativi al giro d’affari confermano un trend di crescita impressionante. Si parla di un impatto economico diretto di oltre sei milioni di euro, inserito in un quadro più ampio di 44,5 milioni generati complessivamente dal turismo legato al rugby. Una voce significativa di questo bilancio è rappresentata dal villaggio dedicato al Terzo Tempo, dove oltre 150mila tifosi hanno speso cifre considerevoli, celebrando lo spirito di fratellanza che contraddistingue questo sport. In soli due anni, il peso economico della manifestazione è aumentato del 25%, raddoppiando anche il numero di visitatori che frequentano le aree dedicate all’intrattenimento pre e post partita. Per Andrea Duodo, presidente della Federugby, il torneo è un elemento vitale per la sostenibilità e la crescita del movimento italiano: «Il Sei Nazioni costituisce un asset strategico nello sviluppo dei nostri ricavi, in particolare nel complicato contesto che il Consiglio federale ha ereditato e al quale stiamo faticosamente ponendo rimedio. Alla Nazionale, come presidente e come primo tifoso, auguro di proseguire nel percorso di crescita che ci ha portato a consolidarci tra le prime dieci squadre al mondo».
Anche Antonella Gualandri, vicepresidente della Fir, ha sottolineato come l’evento sia ormai un patrimonio collettivo capace di unire la nazionale con la base dei club distribuiti sul territorio, grazie a campagne di comunicazione e politiche di ticketing che hanno reso il rugby accessibile e popolare. In questa cornice, lo Stadio Olimpico si riafferma come la casa d’elezione degli azzurri, un ruolo che ricopre ormai da quindici edizioni. Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, ha descritto l’impianto non solo come un teatro di gara, ma come un contenitore di emozioni polifunzionale. Per questa edizione, l’obiettivo è stato quello di allargare ulteriormente l’esperienza dei tifosi, estendendo i festeggiamenti a tutto il Foro Italico. Mezzaroma ha precisato che l’intenzione comune è stata quella di «trasformare l’evento in una festa totale, una piazza aperta che accolga le famiglie ben prima e molto dopo il fischio d’inizio», portando il rugby oltre i confini fisici dello stadio per abbracciare l’intera città in una festa di sport e civiltà.