
Toro, la crisi è senza fine: sconfitte, contestazione e stadio vuoto. E Baroni resta al suo posto (per ora..)
La fotografia del momento granata è tutta qui: l’ennesimo ko interno, l’1-2 contro il Bologna FC 1909, e una squadra che sembra aver smarrito identità e fiducia. È la settima caduta casalinga, un dato che riporta alla mente le stagioni più complicate degli ultimi vent’anni sotto la gestione di Urbano Cairo.
Il clima attorno al Torino FC è pesante: sugli spalti si è consumato uno sciopero del tifo che ha lasciato lo stadio quasi deserto, con appena cinquemila presenti. E, per la prima volta, la protesta si è rivolta con forza anche verso l’allenatore, chiamato a riportare la squadra almeno nella parte sinistra della classifica.
La graduatoria ora fa paura: la linea che separa dalla zona rossa dista soltanto sei punti. In passato, con una sequenza simile di risultati negativi – comprese sconfitte pesantissime come gli undici gol incassati dal Como 1907 in due sfide o la “manita” subita contro l’Inter all’esordio – la panchina sarebbe saltata. Stavolta no: il tecnico resta, almeno per ora.
«Non abbiamo disputato una prestazione all’altezza, poi dopo il gol sono venute fuori le nostre fragilità – l’analisi del tecnico granata -. Nello spogliatoio c’era grande rammarico e sconforto, o abbassi la testa e scappi, oppure la alzi e affronti le difficoltà». Parole che fotografano lo stato d’animo di un gruppo chiamato a reagire.
«Pensavamo ad un campionato diverso, ma sono cosciente di questa situazione che proprio non ci piace – ancora Baroni -, ho parlato con i ragazzi e il direttore sportivo, sento la fiducia di tutti. Purtroppo ho molta più esperienza per lottare per la salvezza, adesso dobbiamo essere con la testa lì dentro, ci vuole unità. La contestazione? È comprensibile, assolutamente».
E ora la squadra, rimasta senza il sostegno del suo pubblico, deve trovare dentro di sé le energie per evitare che la stagione si trasformi in un incubo sportivo.