
Troppi social, il trapper Niko Pandetta torna in carcere a Rebibbia
Nel giorno del suo 35esimo compleanno, l’ironia della sorte ha voluto che per Niko Pandetta si spalancassero nuovamente le porte del carcere romano di Rebibbia. Il noto trapper neomelodico, nipote di un boss catanese e figura costantemente al centro del dibattito mediatico e giudiziario, ha visto interrompersi bruscamente il suo percorso di recupero fuori dalle mura del penitenziario a causa di reiterate violazioni delle prescrizioni imposte dal tribunale. Condannato in via definitiva a una pena di 4 anni e 9 mesi per reati legati allo spaccio di stupefacenti e all’evasione, Pandetta sembra non aver trovato la necessaria disciplina durante il suo recente periodo di affidamento in prova. Solo lo scorso ottobre, infatti, l’artista era uscito dalla cella della prigione di Cagliari per essere trasferito in una comunità terapeutica situata a Palestrina, alle porte di Roma: un’opportunità che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un reinserimento sociale lontano dai contesti illegali del passato.
Tuttavia, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha ritenuto che il comportamento del cantante fosse del tutto incompatibile con le rigide regole previste dalla misura alternativa. Secondo quanto emerso dai rapporti investigativi e dalle segnalazioni delle forze dell’ordine, il protagonista di brani celebri quanto discussi avrebbe fatto un uso eccessivo e non autorizzato degli strumenti tecnologici. In particolare, la sorveglianza ha evidenziato una presenza costante e ingiustificata sui canali social, oltre all’utilizzo di telefoni cellulari che gli erano stati espressamente vietati per tutta la durata della permanenza in comunità. La decisione dei magistrati è stata immediata, sancendo che tale condotta risultava in aperto contrasto con le finalità rieducative del programma. Proprio mentre la sua attività professionale appariva in piena accelerazione, con la promozione del nuovo disco, la giustizia ha disposto il suo rientro immediato in detenzione ordinaria presso il complesso carcerario di Rebibbia.
Risulta singolare il fatto che, poco prima che la situazione giudiziaria precipitasse, l’artista avesse presentato un’istanza formale per poter partecipare alle sessioni di registrazione del suo imminente album intitolato Malavita. La richiesta avanzata dai legali prevedeva la possibilità di recarsi in studio per due sedute settimanali della durata di 4 ore ciascuna, ma i controlli effettuati hanno dipinto una realtà quotidiana ben diversa da quella di un detenuto ligio alle regole. Nelle informative depositate presso l’autorità giudiziaria si legge chiaramente la motivazione del provvedimento: «da rapporti di polizia è emerso un uso indiscriminato del cellulare e dei social, vietati, che il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha giudicato incompatibili con l’affidamento alla comunità terapeutica. E ha disposto il trasferimento in carcere». Questa condotta è stata valutata come una prova della scarsa volontà dell’interessato di aderire ai percorsi di recupero, portando alla revoca del beneficio con una tempistica che ha coinciso fatalmente con la ricorrenza del suo compleanno.
Il ritorno dietro le sbarre giunge in un momento strategico per la carriera del trapper, con la macchina promozionale del nuovo lavoro discografico ormai lanciata a pieno ritmo. Il disco, che conta 13 tracce inedite, vanta collaborazioni con i nomi più influenti della scena rap e urban italiana, tra cui Guè, Baby Gang, Simba La Rue e Kid Yugi. Nonostante il provvedimento restrittivo, l’uscita dell’opera rimane annunciata per la fine del mese corrente, supportata da una visibilità mediatica che paradossalmente potrebbe trarre nuovo vigore da questa ennesima vicenda di cronaca nera. Prima che i suoi profili tornassero al silenzio, Pandetta aveva affidato alle piattaforme digitali un messaggio di gratitudine per i suoi fan, quasi presagendo l’imminente tempesta giudiziaria: «Siete la mia famiglia! Sono felice di avervi avuto al mio fianco nella tempesta. Speriamo di poterci godere il sole tutti insieme».
Ora spetterà alla direzione del carcere di Rebibbia gestire il nuovo ingresso del cantante, mentre i suoi legali cercheranno di capire se vi siano margini per ripresentare nuove istanze di scarcerazione in futuro. La vicenda di Niko Pandetta continua a confermarsi come un emblema della complessa intersezione tra espressione artistica e realtà criminale, in un equilibrio precario dove le ambizioni musicali si scontrano inevitabilmente con il rigore delle sentenze passate in giudicato. Per ora resta il fatto di un compleanno celebrato in cella, lontano dalle luci degli studi di registrazione e dai riflettori della scena musicale.
M.M.